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Che cosa è la mediazione? La mediazione linguistico-culturale è una pratica che prevede l’impiego di personale straniero immigrato sia nei settori pubblici che privati per facilitare l’integrazione da parte di cittadini stranieri immigrati, che si rivolgono a tali servizi, nei vari ambiti del contesto sociale ed occupazionale della società di accoglienza. Perché la mediazione? L'Italia conta attualmente circa 2.200.000 immigrati e il numero è destinato ad aumentare. Possiamo parlare, dunque, di una società multietnica, in cui la presenza di persone immigrate è un fenomeno tutt’altro che marginale e sporadico. Il grande afflusso di persone da Paesi diversi significa il delinearsi di un complesso sistema di bisogni, diritti ed esigenze sociali che necessitano una risposta in termini concreti nelle società di accoglienza. Le Istituzioni, le strutture sociali e di servizio pubblico, sono chiamate ad ascoltare la voce di chi giunge nella società e a ridisegnare il proprio operare in una prospettiva di integrazione, interazione ed intercultura. La mediazione diventa, in questo contesto, un importante strumento per consentire forme civili di accoglienza e di inserimento e per promuovere pari opportunità di accesso per gli immigrati ai servizi pubblici e al mercato del lavoro. 
Chi è il Mediatore? La complessità degli interventi a favore dell’integrazione, quale obiettivo primo della mediazione, richiede il ricorso a figure altamente professionali nonché aventi un bagaglio culturale adatto a svolgere i delicati interventi di mediazione. Queste esigenze e funzioni sono racchiuse nella figura del mediatore linguistico-culturale. Il Mediatore Linguistico-Culturale è, infatti, una nuova figura di professionista, con competenze relative alla realizzazione delle pari opportunità, che facilita l’inserimento dei cittadini stranieri immigrati in ambito scolastico, della sanità, del lavoro, del terziario, della giustizia, agendo nel rispetto della neutralità, dell' equidistanza tra istituzione e utente, del segreto professionale. Straniero egli stesso, il mediatore linguistico-culturale funge, dunque, da ponte-anello di congiunzione tra gli stranieri immigrati e gli operatori delle istituzioni della società di accoglienza, favorendo così la conoscenza reciproca, prevenendo gli eventuali conflitti tra le parti e facilitando la comunicazione e l’integrazione. Si verifica spesso infatti una discrepanza nel rapporto operatore/utente che impedisce, o quanto meno ostacola, l’accesso al servizio. È in questo “spazio” che si inserisce la figura del mediatore linguistico-culturale. Questo nuovo profilo professionale, che si è venuto a delineare negli ultimi anni, permette inoltre la valorizzazione dei migranti, come preziosa risorsa per i processi di integrazione e come innovativa forma di impiego, offrendo una possibile opportunità professionale. Il servizio di mediazione del CIES Nell’ambito della mediazione il CIES si pone i seguenti obiettivi:
- facilitare la comunicazione con i migranti e contribuire al loro inserimento nella società di accoglienza
- aiutare i servizi pubblici e/o privati a superare le difficoltà di comunicazione con l’utenza immigrata
- favorire la realizzazione delle pari opportunità nel godimento dei diritti di cittadinanza da parte dei cittadini stranieri
Il servizio è, dunque, rivolto sia alle istituzioni che hanno rapporti con i migranti, sia ai cittadini stranieri che vi si rivolgono. Il CIES dispone ad oggi di una banca dati di circa 600 mediatori provenienti da circa 50 Paesi diversi, fornendo un servizio che assicura la loro presenza nelle strutture pubbliche e private (uffici immigrazione di questure, comuni e circoscrizioni, sportelli per il pubblico, scuole, ospedali, centri di accoglienza, istituti penitenziari, aziende etc.) cui accede giornalmente una vasta utenza di migranti. Il CIES ha finora dedicato circa 6.500 ore alla formazione di questa professionalità, attraverso corsi di base, di specializzazione settoriale e tirocini rivolti agli stranieri. A proposito dei nostri mediatori… I nostri mediatori provengono da: Afganistan, Albania, Algeria, Armenia, Bangladesh, Brasile, Bulgaria, Burkina Faso, Bosnia, Cile, Cina, Colombia, Congo, Costa Rica, Croazia, Etiopia, Filippine, Giordania, Guinea, Iran, Italia, Libano, Marocco, Mauritius, Messico, Nigeria, Pakistan, Perù, Polonia,Serbia, Rep. Slovacca, Romania, Senegal, Sierra Leone, Sri Lanka, Somalia, Tunisia, Ucraina, Venezuela. E parlano: albanese, amarico, arabo, armeno, bengalese, bosniaco, bulgaro, ceco, cinese, cingalese, croato, curdo, dari, farsi, francese, georgiano, hindi, kinyaruanda, kirundi, krio, inglese, lingala, macedone, malinke, more, pashto, polacco, portoghese, romanes, rumeno, russo, senegalese, serbo, slovacco, somalo, spagnolo, tagalog, tedesco, tenme, tigrino, turco, ucraino, urdu, yoruba, wolof. Quali sono gli ambiti di intervento del servizio di mediazione? Come lavorano i mediatori? Il servizio assicura, nelle strutture a cui accedono i migranti, la presenza di mediatori linguistico-culturali che rendono possibile il dialogo nelle diverse lingue. In queste strutture, il servizio prevede: - la presenza programmata con postazioni fisse
- la presenza saltuaria su chiamata
- l'interpretariato telefonico attraverso un centralino che mette rapidamente in collegamento la struttura richiedente con il mediatore della lingua richiesta.
Come si accede al servizio? Si accede al servizio di mediazione linguistico-culturale tramite apposite convenzioni con il CIES. Gli enti pubblici e privati, le associazioni e le imprese interessate possono rivolgersi al CIES telefonando al numero 06.77264611
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