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Giovani NEET in aumento in Italia e nei paesi del Mediterraneo

CIES Onlus

20 May 2022

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Giovani NEET in aumento in Italia e nei paesi del Mediterraneo

Cosa fare per ridurre la disoccupazione?

 

“Ridurre la quota di giovani disoccupati e al di fuori di ogni ciclo di studio o formazione” è uno degli obiettivi di sviluppo dell’Agenda 2030 che vedono impegnato il CIES onlus sia in Italia sia all’estero. Il problema della disoccupazione, infatti, non colpisce solo l’Italia ma anche molti altri paesi del Mediterraneo.

 

Parlano chiaro i dati della recente Cross Border Research, condotta dall’Università di Palermo (Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali) nell’ambito del progetto “Mediterranean Youth, NEETs and women advancing Skills, Employment and Awareness in the Blue and Green Economy – MYSEA”, cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Programma ENI CBC MED 2014-2020

 

Secondo l’indagine, che ha somministrato 2300 questionari, – di cui 1579 indirizzati a giovani, donne e NEET- sono i giovani, coloro che hanno davanti un futuro e in mano il futuro della nostra società, la categoria più colpita dalla disoccupazione. Un fenomeno con un pesante impatto sociale che colpisce soprattutto le donne. E questo vale per l’Italia e gli altri paesi dove è stata svolta l’indagine: Grecia, Tunisia, Libano e Giordania.

 

In particolare, in riferimento alle persone non inserite in percorsi lavorativi, educativi o formativi (NEET), l’Italia ha il triste primato del più alto tasso in Europa con il 23% della popolazione (2019). Per la classe di età tra i 18 e i 29 anni, il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 22,8% nell’ultimo trimestre del 2020, con il 23,2% per le donne e il 22,4% per gli uomini.

 

In Libano, a causa di una grave crisi economica in corso da tre anni, si è assistito alla chiusura di 1/5 delle imprese e oltre 350.000 persone hanno perso il lavoro nel periodo compreso tra Ottobre 2019 e Giugno 2020. La disoccupazione giovanile nel paese ha raggiunto il 23,3% nel 2019, mentre il tasso di disoccupazione femminile è aumentato dal 14,3% del pre-2019 al 26% nel settembre 2020. Le donne, che vivono sulla loro pelle una significativa riduzione nella partecipazione alle attività lavorative, devono inoltre affrontare una discriminazione nella distribuzione dei carichi fiscali e della previdenza sociale.

 

In Giordania la disoccupazione si mantiene a livelli alti, raggiungendo il 19,1% nel 2019, ed è ancor più alto per le donne (27,5%) e per i giovani (40,3%). Il tasso complessivo di partecipazione economica per le donne resta uno dei più bassi del mondo con il 13,2%: è importante notare che, all’avanzare dell’età, con la fine degli studi molte di loro si dedicano ad attività non retribuite come lavori domestici o di cura. Percentuali che, d’altro canto, sono molto limitate per gli uomini.

 

In Tunisia il tasso totale di disoccupazione è cresciuto fino al 17,8% nel primo trimestre del 2021, ma le condizioni sono nettamente peggiori per i giovani (40,8%) e per le donne (23,8%) [Fonte: INS Tunisia]. Secondo i dati raccolti tramite i questionari, il tasso di disoccupazione delle persone intervistate ha raggiunto il 69% (tra il 67% per le donne e il 71% per gli uomini).

 

In Grecia la disoccupazione generale è passata da un tasso del 7,9% nel 2007 al 27,5% nel 2013, mentre nel 2019 si è attestata al 17,3%. Il tasso di disoccupazione giovanile nel 2019 ha raggiunto il 35,2% e la percentuale di giovani tra i 20 e i 24 anni attualmente non occupati e non impegnati in attività di studio o formazione (NEET) è del 22,5%, uno dei più alti dell’Unione Europea [Fonte: Eurostat].

 

MYSEA, che affronta i fattori molteplici e interrelati che ostacolano l’inclusione sociale e l’uguaglianza di genere, vuole ridurre questi divari e facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro di almeno 1000 giovani, donne e NEET attraverso azioni concrete di formazione. Una formazione orientata al mercato sostenibile del lavoro, abbinata all’esperienza lavorativa e sostenuta dalla promozione del partenariato pubblico-privato con il coinvolgimento di istituzioni pubbliche e ministeri chiave, 500 imprese dei settori sostenibili dell’agroalimentare e della gestione dei rifiuti, istituzioni TVET (istruzione e formazione tecnica e professionale ) e organizzazioni della società civile.

 

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