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La storia di Maurice, quando la mediazione interculturale può salvare vite

CIES Onlus

24 janvier 2024

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Maurice Eriaremhien, mediatore interculturale del Cies, ha assistito un’equipe medica italiana in un’operazione al cervello di un giovane nigeriano che, nel corso dell’intervento, doveva parlare nella sua lingua: «Mi sono detto “Se non lo faccio io, chi lo fa?”»

A novembre il Cies è stato contattato da un’equipe medico-chirurgica dell’ospedale di Tor Vergata di Roma, che richiedeva la presenza di un mediatore in sala operatoria per un delicatissimo intervento a un giovane nigeriano. Non bastava, però, un professionista della mediazione connazionale: c’era bisogno di qualcuno proveniente dalla stessa zona del paziente, in grado di parlare l’Esan, la sua stessa lingua locale.

 

Il ragazzo, affetto da un tumore al cervello, doveva infatti essere operato da sveglio e continuare a parlare nella sua lingua madre con il mediatore, per essere monitorato ed evitare che si danneggiasse l’area del linguaggio o che il paziente perdesse l’uso della parola.

 

Per documentare questo esperimento di professionalità e umanità e farci raccontare il senso, le emozioni, i risultati, abbiamo parlato con Maurice Eriaremhien, il nostro mediatore interculturale protagonista di questa delicata ed emozionante vicenda.

Leggi tutta la storia di Maurice nell’articolo di Luca Attanasio per la Svolta

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