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L'insegnamento della lingua italiana agli stranieri

CIES Onlus

14 Novembre 2019

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L’insegnamento della lingua italiana agli stranieri: un’opportunità di progresso per la nostra scuola e i nostri figli

Nei dibattiti politici o a carattere culturale che riguardano l’integrazione e l’inclusione sociale dei migranti, si afferma in genere che l’apprendimento della lingua del paese di accoglienza sia il primo atto da compiere per costruire un progetto di integrazione di successo. Non solo, ma i vantaggi per chi si approccia allo studio di una lingua straniera sono diversi: oltre al miglioramento della propria inclusione culturale e sociale, vi è anche quella cognitiva e delle proprie competenze (più lingue si studiano e si apprendono e più si ha possibilità di apprenderne di nuove).

 

La diffusione della lingua di un popolo comporta anche l’espansione della sua cultura, dei suoi prodotti artistici, industriali ed economici, ed è curioso il paradosso della politica dei nostri giorni, perché l’insegnamento e la diffusione della lingua nazionale dovrebbe essere molto caro ai sovranisti. Tuttavia, proprio questi ultimi, hanno creato legislativamente i maggiori ostacoli alla costruzione di un modello di integrazione virtuoso, andando a smantellare gli interventi di formazione linguistica e culturale nei progetti di accoglienza. Proviamo a cogliere la loro prospettiva e a riflettere su quanto l’insegnamento della lingua italiana rappresenti un’opportunità di crescita culturale e di approccio alla formazione per noi italiani, in primis.

 

Negli ultimi venti anni e in particolare negli ultimi dieci, l’insegnamento della lingua italiana ai migranti ha portato freschezza e desiderio di sperimentare nei docenti. L’insegnamento della lingua agli stranieri per il fatto di essere praticata per lo più in luoghi informali ed esterni all’istituzione scolastica ha potuto godere di una libertà di azione e di ricerca nuovi e stimolanti. Gli insegnanti della scuola di ogni ordine e grado, denunciano da tempo la forte richiesta di flessibilità (precariato) da un lato e l’immobilismo operativo dall’altro, dovuto all’intralcio di tanta burocrazia e la difficoltà a trovare spazi dedicati al confronto. Tutto ciò provoca un grande isolamento e solitudine. Le ore messe a disposizione per il confronto delle pratiche sono ridotte al lumicino e gli insegnanti che riescono a costruire reti e progetti di ricerca lo fanno spesso utilizzando risorse personali. Stiamo parlando della stessa scuola che ha generato eccellenze e che fino agli anni ‘90 ha prodotto ricerche ed esempi di metodo straordinari, studiati e replicati in altri modelli scolastici europei e non solo.

 

Laddove la scuola fatica oggi a mettere in pratica gli stessi modelli che ha generato, nell’insegnamento della lingua italiana ai migranti è stato possibile riscoprirne l’efficacia. Dagli strumenti montessoriani per alfabetizzare, fino ai metodi dell’educazione attiva, sono state riportate alla luce tecniche realizzate anni fa da grandi insegnanti, educatori e maestri italiani quali Bruno Ciari, Lorenzo Milani, Mario Lodi, Simonetta Salacone, fino all’opera di questi giorni di Franco Lorenzoni e Eraldo Affinati. In un momento storico in cui la scuola sembra rischiare di perdere fiducia in sé stessa, i grandi educatori italiani mostrano tutta l’attualità e la forza delle loro pratiche a confronto con la sfida dell’alfabetizzazione ai migranti.

 

Riattivare questa ricerca è molto stimolante per gli insegnanti, ribadisce la capacità creativa del nostro popolo, la nostra grande inventiva e forza rivoluzionaria, il processo di cambiamento possibile attraverso la cultura e la capacità di cogliere nel confronto con l’altro un’opportunità di crescita. Diffondere e insegnare la nostra lingua significa anche opportunità di tramandare le nostre scoperte e infondere fiducia, autostima alla nostra scuola, ai nostri insegnanti e di conseguenza ai nostri figli.

 

 

Una scuola di italiano dentro una scuola d’arte: Trovo le Parole a MaTeMù

 

Le ricerche in campo neurolinguistico hanno dimostrato quanto sia importante agire sulla memoria a lungo termine al fine di migliorare i processi di acquisizione di una lingua straniera. Agire su motivazione, attenzione e emozioni permette di avere maggiori possibilità di intaccare la memoria a lungo termine e tra le migliori pratiche pedagogiche possibili vi sono quelle artistiche e sportive. Apprendere con il saper fare è facilmente realizzabile attraverso lo sport e l’arte, attraverso i quali si possono sviluppare anche attività cooperative e multidisciplinari.

 

MaTeMù è un centro aggregativo che negli anni si è evoluto come scuola d’arte. Le classi di italiano di MaTeMù sono immerse in un clima artistico multidisciplinare dove si incoraggia l’espressività. L’espressività utilizza canali sensoriali innati, che fanno parte di noi, anche se possono rimanere inutilizzati per anni, svilupparli aumenta la nostra autostima e il nostro benessere. Come afferma Gilberto Scaramuzzo, professore di Pedagogia dell’Espressione della Facoltà di Scienze della Formazione di Roma Tre:

“l’essere umano ha bisogno di esprimersi: è un bisogno primario e vitale”.

 

La possibilità di esprimersi ha ricadute profonde sulla motivazione, sul desiderio di migliorarsi e di confrontarsi con l’altro. Ne consegue che utilizzare un linguaggio (nel nostro esempio una lingua) per aprirsi a questo confronto sia una necessità. Risponde perciò a questa necessità utilizzare l’espressione artistica nell’apprendimento di una lingua straniera, al fine di permettere all’apprendente di esprimere emozioni, vissuti, desideri.

 

Nella scuola di italiano utilizziamo perciò la narrazione, l’approccio ludico, alcune tecniche espressive derivanti dal teatro e dal training dell’attore, la musica, il disegno. Non si tratta di attività speciali, ma di tecniche e pratiche usualmente utilizzate in processi educativi multidisciplinari in linea con le ricerche in campo di apprendimento in senso più generale, come la teoria delle intelligenze multiple di Gardner.

 

Non necessariamente la programmazione della scuola di italiano prevede l’apprendimento della lingua attraverso le tecniche artistiche, queste sono per lo più di supporto e di potenziamento. Nel caso specifico di MaTeMù va però aggiunto che per gli insegnanti stessi, le molteplici attività e il confronto quotidiano con gli artisti, rappresentano continui stimoli verso lo sviluppo di una sensibilità e un’attenzione particolare alle capacità espressive degli apprendenti.

 

Dalla relazione fra educatori e educanti, alla cura degli spazi, tutto assume una valenza educativa: MaTeMù è un luogo stimolante, fatto di suoni e contatti, dove è molto facile che le diverse discipline finiscano per contaminarsi a vicenda.

 

 

Un presidio di contrasto alla povertà educativa

 

MaTeMù è un presidio gratuito, di cultura e di scambio fra persone di estrazione sociale e provenienze culturali diverse. È uno scrigno dove si partecipa e si agisce con il confronto permanente, tra persone, tra discipline e tra gruppi diversi. MaTeMù rappresenta una vera opportunità per centinaia di ragazze e ragazzi che possono uscire dalla povertà educativa, con la loro presenza attiva e il loro talento, con la loro capacità critica, trovando un posto dove coltivarla, ma soprattutto riconoscerla.

 

Come adulti dobbiamo aiutare le ragazze e i ragazzi ad avere più fiducia in sé stessi, aiutarli a riconoscere che con la fatica e il sacrificio si raggiungono obiettivi impensabili, che il gruppo fa la forza, che le sfide si affrontano meglio insieme e che per ogni ostacolo esiste una soluzione. Per fare questo è necessario desiderare cultura, desiderare di conoscere, desiderare di aprirsi al mondo senza la paura dell’altro.

 

Possiamo sostenere i luoghi come MaTeMù divulgandone la conoscenza, con gli amici, con i genitori e le famiglie, nelle scuole, fra gli insegnanti e gli educatori, i dirigenti scolastici e tutte le istituzioni. Possiamo anche sostenere facendo delle piccole donazioni in denaro, per acquistare materiali, organizzare attività e favorire l’accesso alla cultura e alla bellezza. Tenendo ben presente che una donazione è un contributo concreto al mantenimento di un presidio di contrasto alla povertà educativa delle future generazioni.

 

Sostenere l’accesso alla cultura e all’educazione dei giovani significa sostenere noi stessi e il nostro futuro.

 

 

Lapo Vannini
Insegnante di italiano per stranieri a MaTeMù

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