“Stare” perché significa imparare a restare nella fatica, nel dubbio, nel conflitto. Stare nella paura di non sapere, nella vulnerabilità, nel rischio del fallimento.
Perché solo attraversando queste emozioni — senza respingerle — gli adulti possono davvero accompagnare i ragazzi nei loro passaggi di crescita.
Ma stare non vuol dire soltanto “resistere” o “sopportare”: stare significa esserci, essere presenti. È la capacità di restare accanto, con uno sguardo attento e una disponibilità autentica, anche quando non ci sono soluzioni immediate o risposte pronte. È l’arte del “non scappare”, del restare in ascolto, del condividere la complessità senza volerla risolvere troppo in fretta.
In questo senso, “stare” diventa un atto profondamente educativo, un gesto di fiducia reciproca. Stare con i ragazzi significa riconoscerli come interlocutori veri, capaci di generare pensiero e trasformazione.
E stare, per gli adulti, significa anche non tirarsi indietro di fronte all’imprevisto, ma accettare di cambiare posizione, di farsi attraversare dall’esperienza.
“Da lì dovremmo ripartire. Dall’accogliere il dubbio, il conflitto, la fatica della scelta, dell’immaginarsi il proprio cammino. Dovremmo rieducarci al dolore, alla paura, al fallimento, alla debolezza. Perché fa parte della strada, perchè aiuta a definirla, o quanto meno a comprenderla.
Dovremmo cominciare ad essere angosciati seriamente per il mondo che abbiamo costruito, che chiediamo ai nostri figli di abitare. Dovremmo cominciare a chiederci profondamente come vogliamo abitarlo, con quale proiezione di noi e delle nostre scelte, delle nostre paure e delle nostre gioie. Forse potremmo capire così quanto può essere complicato immaginare di abitarlo a 17 anni e che forse è proprio nell’immaginarsi e sognarsi in una forma diversa da quella che noi tutti come adulti proponiamo, la soluzione, la via di fuga, la strada da battere” Adriano Rossi – coordinatore di Matemù
Un tema che è anche centrale nel lavoro portato avanti all’interno del progetto BIG – Benessere InterGenerativo, finanziato da Con I Bambini, che mette in relazione giovani e adulti in percorsi artistici, educativi e di cittadinanza condivisa.
Alle 17:30, Adriano Rossi, educatore professionale e coordinatore di Matemù, prenderà parte al talk “Adolescenza: il confine che trasforma. Conversazioni sull’adolescenza e il ruolo degli adulti”, moderato da Tulipano APS, insieme a Francesca Mosiello (psicoterapeuta esperta di pratiche riparative) e agli insegnanti Alessandro Luciano e Giulia De Napoli dell’IIS Pantaleoni Buonarroti di Frascati.
Un invito a pensare l’adolescenza come un territorio da abitare insieme, più che da osservare o controllare.
A seguire, dalle 20:00 alle 21:00, si esibirà la MaTeMusik Band & Crew, il collettivo musicale nato a MaTeMù, con una performance che intreccia pop, R&B, rock e brani originali.
Un live che celebra la libertà di espressione, la creatività e la forza dell’incontro tra differenze.
Gli eventi sono gratuiti, con registrazione su Eventbrite.
Un’occasione per riflettere, condividere e — soprattutto — stare, dentro le relazioni e le trasformazioni che rendono ogni percorso educativo un’esperienza viva e reciproca.
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