“Cura” è una parola che usiamo spesso, a volte senza fermarci a pensarci davvero. Al centro del primo incontro del ciclo “Cura e interdipendenza: le pratiche di cura nei contesti educativi”, ospitato da Matemù, la cura è stata invece esplorata come esperienza concreta, collettiva e politica.
Nel dialogo con Barbara Bonomi (Polo Civico Esquilino – Poleis), Chiara Franceschini (Casa delle Donne Lucha y Siesta), Cristina Ialongo e Francesca De Mujà (IntersosLab), Giorgia Vignola (IntersosLab), moderati da Lapo Vannini e Maria Lucia Guglielmi, è emerso come la cura non sia solo assistenza o gesto individuale, ma relazione, presenza, responsabilità reciproca.
Le testimonianze dei ragazzi e delle ragazze di MaTeMù hanno dato voce a questa visione:
Cura significa anche fatica, conflitto, impegno quotidiano: un atto radicale in una società che tende a isolarci e a trasformare la cura in merce.
Come ha ricordato Naomi Klein, “la cura è la pratica e il concetto più radicale che abbiamo oggi a disposizione”
L’incontro è stato così un’occasione preziosa per rimettere al centro la vita, le persone, le relazioni: per riconoscere la cura come motore di cambiamento sociale e culturale, capace di costruire alternative concrete a un sistema che divide e consuma.

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