Come può la corporeità trasformare la relazione educativa? E quali confini attraversa un corpo in movimento in cerca di appartenenza, ascolto, riconoscimento? Sono state queste le domande al centro dell’incontro “Pedagogia del confine: storie di corpi in movimento”, che ha visto la partecipazione di Fernando Battista (autore del libro Pedagogia del confine. Storie di corpi in movimento per una geografia delle relazioni, vincitore del Premio SIPED 2025), Silvia Sperti e Gilberto Scaramuzzo (Università Roma Tre), moderati da Lapo Vannini.
La serata si è aperta con un laboratorio guidato da Fernando Battista: un invito a muoversi, a sentire il corpo e i suoi confini, ad attraversare lo spazio insieme agli altri. Un’esperienza che ha creato connessione, ritmo condiviso, gratitudine.
La pedagogia del confine, come ha ricordato l’autore, nasce proprio da lì: dallo stare “nella crepa”, nello spazio fragile in cui si incontrano differenze e vulnerabilità. È un’educazione che riconosce il valore del corpo come luogo di conoscenza, di empatia, di pari dignità.
Nelle parole emerse durante l’incontro, la pedagogia del confine si è delineata come:

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