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Mediazione Interculturale
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Mediazione Interculturale

La Mediazione Interculturale è una pratica costruttiva che facilita il dialogo e l’incontro tra gli immigrati e la società d’accoglienza. Il Mediatore Interculturale, egli stesso immigrato, è un professionista che svolge attività di interpretariato linguistico, traduzione e orientamento culturale, svolgendo una funzione di “ponte” tra i bisogni dei migranti e le risposte offerte da enti pubblici e strutture private italiane.

 

La Mediazione interculturale prevede l’impiego di personale immigrato nel settore pubblico e privato per facilitare le fasi di accoglienza e di integrazione di cittadini essi stessi immigrati. Nell’ambito della mediazione il CIES si pone l’obiettivo di facilitare la relazione tra i migranti e le istituzioni per contribuire al loro effettivo inserimento; aiutare i servizi pubblici e/o privati e i loro operatori a superare le difficoltà di comunicazione con l’utenza immigrata; favorire la realizzazione delle pari opportunità nel godimento dei diritti di cittadinanza da parte dei cittadini immigrati; favorire le pratiche interculturali nei servizi. Il dispositivo della mediazione è dunque rivolto sia alle istituzioni che ai cittadini immigrati.

I NOSTRI

NUMERI

Da oltre 25 anni, il CIES opera nel settore della Mediazione Interculturale, attraverso:

  • erogazione di servizio di mediazione Interculturale, in forma permanente (secondo turni e orari programmati) e a invio su chiamata;
  • corsi di formazione di base, corsi di specializzazione e corsi di aggiornamento professionale, rivolti a mediatori ed operatori delle istituzioni;
  • ricerche sul ruolo professionale e sulla qualifica del mediatore interculturale a livello nazionale e sul dispositivo della mediazione in diversi ambiti di intervento, a livello nazionale ed europeo

Il settore Mediazione Interculturale del CIES collabora con Ministeri, Enti locali, Municipi, Scuole, Aziende Ospedaliere, ASL e associazioni del privato sociale.

 

La dimensione operativa del CIES è a tutti gli effetti nazionale: nel corso degli anni si è via via consolidata la capacità di realizzare progetti in più territori contemporaneamente, facendo leva, da un lato, su sistemi collaudati di gestione e controllo a distanza, integrati da frequenti missioni di follow-up nelle sedi decentrate, e dall’altro, sulla rete dei mediatori, distribuita sul territorio nazionale, formata dal CIES nel corso degli anni, quale principale risorsa per l’affidabilità ed efficienza del servizio di mediazione.

AMBITI

DI INTERVENTO

I mediatori interculturali supportano gli operatori italiani (personale di polizia, medico e paramedico e operatori delle Agenzie Internazionali) in occasione degli sbarchi di stranieri sulle coste del paese. In particolare, i mediatori interculturali, oltre che nelle specifiche operazioni di sbarco, assistono gli operatori di polizia per le procedure di pre-identificazione e fotosegnalamento e nella compilazione della scheda identificativa C3, necessaria per procedere alla richiesta di Protezione Internazionale. Presso gli Uffici Immigrazione delle Questure, i mediatori interculturali affiancano gli operatori italiani nel rapporto diretto con l’utenza straniera nelle pratiche per la richiesta di protezione internazionale, rinnovo e ritiro del permesso di soggiorno e/o di altri documenti, scheda identificativa C3, supporto nella compilazione della modulistica, informazione e orientamento. Presso i Centri di Prima Accoglienza, il ruolo del mediatore è quello di affiancare gli operatori delle varie realtà presenti nel Centro: operatori sanitari per i primi interventi urgenti; operatori della Pubblica Sicurezza nel lavoro di riconoscimento, identificazione, verifica delle condizioni idonee per concedere lo status; operatori sociali e psicologi per i colloqui con gli ospiti e, in generale, tutto il personale del Centro addetto alle prime fasi dell’accoglienza.

In tutte le fasi della procedura per il riconoscimento della Protezione Internazionale, i Richiedenti Asilo hanno sempre diritto alla presenza di un interprete che rende possibile la relazione con le istituzioni italiane. Un passaggio cruciale della procedura è il colloquio personale, ovvero il momento in cui i Richiedenti Asilo sono chiamati a raccontare la loro storia e le ragioni per cui sono stati costretti a fuggire dal loro Paese di fronte ad una Commissione che deciderà se riconoscere o meno una forma di Protezione (status di rifugiato, protezione sussidiaria, protezione umanitaria).

Durante il colloquio gli interpreti sono chiamati a tradurre tutte le parole dette in maniera fedele e neutrale, ma grazie alle loro competenze di mediazione interculturale rendono possibile la comprensione ad un livello più profondo: la capacità di ascolto, la sensibilità interculturale e l’empatia verso il background di origine, i traumi e l’emotività del Richiedente Asilo sono tutti elementi che arricchiscono la comunicazione di significati culturali e agevolano sia la capacità del Richiedente Asilo di esprimersi, sia quella dei rappresentanti della Commissione di comprenderne bene le istanze.

Nei Centri di Seconda Accoglienza, i mediatori interculturali affiancano gli operatori nei colloqui con gli utenti, nella ricostruzione del loro progetto migratorio e nell’ideazione di un progetto di inserimento socio-lavorativo nel paese di accoglienza, tarato sulle richieste e sui bisogni dell’utente. Inoltre i mediatori interculturali, sempre in affiancamento con i responsabili del Centro, forniscono indicazioni ed orientamento sui servizi del territorio e, quando necessario, seguono i casi nell’accompagnamento presso altre strutture.

Nei Centri per Minori i mediatori interculturali sono impegnati a svolgere il loro ruolo con bambini ed adolescenti, intervenendo nella comunicazione tra l’operatore dell’istituzione ed il minore, spesso in una situazione di disagio psicologico e di conflitto emotivo, cause di diffidenza e sfiducia verso la società di accoglienza. I mediatori interculturali possono inoltre fungere da tramite tra i minori e gli insegnati della scuola da essi frequentata e, se presente, tra i minori e la famiglia di origine

In questo ambito di intervento attualmente il CIES collabora con altre realtà del terzo settore che gestiscono strutture di accoglienza per stranieri – Richiedenti Asilo o Titolari di Protezione Internazionale – fornendo servizi di mediazione linguistico-culturale a beneficio di ospiti ed operatori. In particolare il servizio è attivo presso le seguenti strutture:

  • Centri di Accoglienza afferenti alla Rete SPRAR gestiti dal GUS – Gruppo Umana Solidarietà di Minturno, Formia e Sonnino.
  • CAS – Centri di Accoglienza Straordinaria gestiti dal GUS – Gruppo Umana Solidarietà di Marino e Formia

  • Centro di Accoglienza “Ferrohotel” per Richiedenti Asilo e Titolari di Protezione Internazionale gestito dalla CARITAS all’interno di un progetto SPRAR

  • Centro di Accoglienza dell’Ipab “Istituto Sacra Famiglia

Il servizio di mediazione interculturale viene svolto presso Aziende Sanitarie, quali ospedali, consultori e ambulatori, soprattutto quelli dedicati alla tutela della donna e dell’infanzia e dei pazienti con disagio psichico.

L’azione del mediatore interculturale è particolarmente rivolta a superare la frattura che spesso si manifesta tra il vissuto del migrante, la sua concezione di salute/malattia/cura e l’offerta dei servizi della struttura sanitaria del paese ospitante. Il mediatore interculturale interviene quindi sul disagio che, soprattutto per la donna straniera, risulta particolarmente accentuato.

In questo ambito di intervento attualmente il CIES gestisce servizi di mediazione interculturale presso:

  • SPDC – Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura delle seguenti Aziende Ospedaliere: San Camillo-Forlanini, Sant’Eugenio, San Giovanni dell’Addolorata, Sant’Andrea, Santo Spirito, Policlinico Umberto I di Roma e Ospedale Grassi di Ostia – progetto attivo dal 1999

  • Ospedale Agostino Gemelli – in particolare presso i reparti di ostetricia, oncologia pediatrica, sale parto e nido – progetto attivo dal 2000

  • CSM– Centro di Salute Mentale della ASL Roma 2 – progetto attivo dal 2012

Il servizio di mediazione linguistico-culturale viene richiesto presso quegli uffici pubblici dove alto è il numero di utenti immigrati, in particolare presso le Prefetture, l’Anagrafe, gli Uffici Relazione con il Pubblico, lo Sportello Unico per l’Immigrazione, i Municipi e gli Uffici di collocamento.

In questo ambito la mediazione interculturale si pone l’obiettivo di facilitare la comunicazione con i migranti e contribuire al loro inserimento nella società d’accoglienza, di aiutare i servizi pubblici a superare le difficoltà di comunicazione con l’utenza straniera e di favorire la realizzazione delle pari opportunità nel godimento dei diritti di cittadinanza da parte dei cittadini stranieri. Infatti il riferimento a modelli e organizzazioni molto diversi da quelli dei paesi di provenienza dell’utenza straniera determina spesso una difficoltà di orientamento nell’uso efficace dei servizi, creando discriminazioni al loro accesso e ostacoli nella pratica delle pari opportunità.

I mediatori interculturali possono operare nelle scuole di ogni ordine e grado, ma soprattutto nella fascia dell’obbligo dove sono maggiormente presenti gli alunni stranieri. Il mediatore interculturale funge da facilitatore della comunicazione sia fra alunni e docenti, che tra docenti e famiglie.

A scuola i mediatori interculturali svolgono il ruolo di consulenti all’interno degli organi collegiali (consiglio di classe e di interclasse, collegio dei docenti, consiglio di istituto) per la promozione di attività di educazione interculturale, nei colloqui insegnanti/genitori e nelle classi come animatori di educazione interculturale.

Nelle scuole in cui vengono realizzati corsi di lingua italiana per stranieri, la presenza del mediatore interculturale è opportuna per l’affiancamento all’insegnante di italiano, soprattutto nella fase di avvio, in cui maggiormente si verifica la difficoltà di impatto con codici linguistico-comunicativi diversi dai propri.

Risultano sedi particolarmente idonee per l’intervento di mediazione interculturale i Tribunali (adulti e minori), gli Istituti Penitenziari (soprattutto quelli per minorenni), i Centri di Prima Accoglienza (CPA) e le comunità per minori.

I mediatori interculturali affiancano i giudici ed il personale che lavora all’interno degli istituti penitenziari (assistenti sociali, psicologi, educatori etc.), costituendo un valido supporto soprattutto per i minori stranieri non accompagnati. I mediatori interculturali possono essere presenti durante i colloqui, i dibattimenti processuali e in tutte quelle fasi in cui il minore detenuto o in stato di fermo abbia difficoltà a comprendere e a farsi comprendere dalle autorità giudiziarie.

All’interno dei CPA, i mediatori interculturali affiancano gli operatori del Centro nella fase di accoglienza in struttura, favorendo i processi di comprensione delle misure cautelari e delle loro diverse modalità di espletamento e nella fase di permanenza presso la struttura, supportando gli educatori, psicologi e assistenti sociali del Centro nel lavoro con i minori stranieri

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