La Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite ha stabilito che, dal 7 ottobre 2023, Israele ha commesso un genocidio contro la popolazione palestinese. Lo ha fatto con un rapporto di 72 pagine che conferma ciò che le organizzazioni umanitarie denunciano da mesi: bombardamenti continui, fame, assedio e distruzione sistematica della vita civile a Gaza. Davanti a questo scenario i governi del mondo non possono restare in silenzio.
“Non è possibile assistere quotidianamento ad un genocidio e piombare nel senso di impotenza più totale di fronte a questo orrore. Bisogna fare qualcosa tutti e tutte insieme, per fa sì che la Palestina sia riconosciuta e libera, e che il popolo palestinese riacquisti la sua vita e la sua disgnità“. Elisabetta Melandri, presidente del Cies Onlus.
La dichiarazione dell’ONU
La commissione ONU afferma che le forze e le autorità israeliane hanno commesso quattro atti proibiti dalla Convenzione sul genocidio, ossia: uccidere membri del gruppo, infliggere loro gravi danni fisici o mentali, imporre deliberatamente al gruppo condizioni di vita intese a provocarne la distruzione fisica totale o parziale, imporre misure volte a impedire le nascite.
Crimini strutturalmente commessi dall’establishment politico e militare israeliano contro la popolazione civile di Gaza, dice la Commissione, elevabili a genocidio per la indispensabile presenza dell’elemento chiave: l’intenzionalità. Fondamentale è dunque che la COI abbia concluso che le autorità e le forze israeliane hanno avuto e continuano ad avere l’intento genocidario di distruggere, in tutto o in parte, la popolazione palestinese della Striscia di Gaza.
“La comunità internazionale non può rimanere in silenzio sulla campagna genocida lanciata da Israele contro il popolo palestinese a Gaza. Quando emergono chiari segni e prove di genocidio, l’assenza di azioni per fermarlo equivale a complicità. Ogni giorno di inazione si traduce in perdite di vite umane e mina la credibilità della comunità internazionale. Tutti gli Stati hanno l’obbligo giuridico di utilizzare tutti i mezzi ragionevolmente a loro disposizione per fermare il genocidio a Gaza”, ha affermato la presidente della Commissione, Navanethem Pillay.
Non c’è più tempo per le scuse, i governi devono agire ora
Le Organizzazioni umanitarie, insieme a gruppi della società civile palestinese, all’ONU e alle Organizzazioni israeliane per i diritti umani, possono agire solo fino a un certo punto. L’ONU ha sancito il diritto internazionale come fondamento della pace e della sicurezza globale: se gli stati membri continueranno a trattare questi obblighi legali come opzionali, saranno complici e stabiliranno un pericoloso precedente per il futuro. La storia giudicherà senza dubbio questo momento come una prova di umanità, e stiamo fallendo.
“Il Cies, come tante associazioni, non vuole girarsi dall’altra parte. Chiediamo ai cittadini e alle cittadine di restare umani, di farci sentire per imporre alle nostre istituzioni una condanna netta di quanto sta accedendo e di agire di conseguenza“. Annunziata Ricci, direttrice del Cies Onlus.
Il rapporto ONU deve spingere gli stati ad agire subito, rispettando i propri obblighi giuridici e morali per fermare le violenze. In particolare, i Paesi che hanno influenza su Israele devono esercitare tutta la pressione diplomatica, economica e politica possibile per ottenere:
- un cessate il fuoco immediato e duraturo
- un accesso umanitario senza ostacoli a Gaza
Le conclusioni dell’ONU devono inoltre indurre tutti gli Stati a sospendere i trasferimenti di armi e forniture per la sicurezza a Israele e a rivedere i rapporti commerciali per evitare di contribuire al genocidio in corso.
Il nostro governo, quello italiano, non può continuare ad ignorare le palesi violazioni dell’Articolo 2, che impone il rispetto dei diritti umani come condizione fondamentale e per questo deve votare a favore della revisione dell’Accordo di Associazione tra l’Unione Europea e Israele.
Le parole non bastano più. Serve un’azione politica immediata e coraggiosa per fermare il genocidio, garantire protezione alla popolazione civile e costruire una prospettiva di pace e dignità per il popolo palestinese.
