Nel contesto della formazione “Upskilling for operators of social and labour services”, il contributo di CGIL Roma e Lazio, partner di AMIL, ha offerto un’analisi approfondita sulle sfide e sulle strategie per l’integrazione socio-lavorativa delle cittadine e cittadini provenienti da Paesi terzi.
Il contesto del progetto AMIL e l’approccio MEIC
L’intervento si è inserito nell’ambito del progetto AMIL – Alliance Multi-stakeholders for Migrants Integration and Labour, il cui obiettivo è contribuire a un’integrazione sostenibile delle cittadine e cittadini di Paesi terzi nel mercato del lavoro. Il progetto promuove, estende e rafforza la metodologia MEIC (Migrants Economic Integration Cluster), un approccio innovativo basato sulla cooperazione tra diversi stakeholder. Questa metodologia permette alle persone migranti di essere direttamente coinvolte nel processo di integrazione attraverso programmi di orientamento e formazione su misura e personalizzati, facilitando così un inserimento più efficace e duraturo nel tessuto lavorativo e sociale.
L’intervento formativo della CGIL Roma e Lazio, con il contributo del professor Francesco Carchedi, si è focalizzato su tre aspetti fondamentali, essenziali per comprendere e affrontare le difficoltà delle persone migranti nel mercato del lavoro:
- Definizione di approcci innovativi e buone pratiche
- Collocazione delle cittadine e cittadini stranieri nel mercato del lavoro nazionale e regionale (Lazio)
- Strategie di intervento per le fasce più vulnerabili
- Approcci innovativi e buone pratiche: una definizione essenziale
E’ stata sottolineata la necessità di identificare con precisione cosa si intenda per “approcci innovativi” e “buone pratiche”. L’innovazione non è fine a sé stessa, ma deve essere contestualizzata e calibrata sulla base delle reali esigenze del territorio e delle persone coinvolte. Una buona pratica è tale solo se risponde concretamente ai bisogni emergenti e se si è adottato un approccio intersezionale basato sui diritti umani, garantendo soluzioni sostenibili e replicabili in diversi contesti.
La situazione dei cittadini stranieri nel mercato del lavoro
L’analisi ha evidenziato come i cittadini e le cittadine di Paesi terzi spesso hanno possibilità di inserimento solo in segmenti specifici del mercato del lavoro, caratterizzati da condizioni di maggiore precarietà, instabilità e illegalità. A livello nazionale e regionale (Lazio) le persone migranti sono frequentemente impiegate in settori ad alta intensità di manodopera e con scarse garanzie contrattuali, con percentuali significative di infiltrazioni di organizzazioni illegali e mafiose. Le dinamiche di domanda e offerta di lavoro, l’individuazione così come le interazioni con i servizi pubblici e privati, giocano un ruolo chiave nell’evoluzione del loro percorso lavorativo e di integrazione.
Strategie di intervento per le fasce vulnerabili
Uno degli aspetti cruciali trattati è stato il modo in cui intervenire efficacemente sulle fasce più vulnerabili, che spesso si interfacciano con il terzo settore, le organizzazioni sindacali e i gruppi di aiuto informali. A questo proposito, sono stati individuati tre indicatori fondamentali:
Contesto territoriale: comprendere le caratteristiche strutturali delle aree in cui si interviene, analizzando la presenza e i bisogni delle comunità migranti.
Collocazione nel mercato del lavoro: valutare le condizioni socioeconomiche e demografiche delle lavoratrici e dei lavoratori migranti, nonché le dinamiche di accesso all’occupazione, con attenzione ad individuare le dinamiche illegali di accesso individuale e collettivo.
Bisogni prioritari: comprendere – ascoltando/domandando (e studiando le aree di provenienza) – quali sono i bisogni impellenti che ne condizionano la dimensione socio-esistenziale, considerando che spesso sono molteplici e coesistenti, e (provare a) selezionare quello sul quale a cascata ruotano tutti gli altri, ossia il bisogno che rappresenta l’asse principale della condizione di vulnerabilità manifesta, per attuare interventi mirati e sostenibili. In genere, le persone migranti più svantaggiate sono quelle arrivate da meno di cinque anni, e per tale ragione occorre definire necessariamente una scala prioritaria di interventi che realisticamente si possono attivare, in un’ottica intersezionale, in base al principio-guida: analisi bisogno/risposta adeguata, concreta modificazione del bisogno/ rimodulazione della risposta, verifica del godimento del diritto umano. Questa fascia è quella che dapprima tende ad utilizzare i servizi a bassa soglia, poi piano piano – col passare del tempo – i servizi più strutturati anche correlabili all’attività lavorativa svolta.
Un percorso graduale verso l’integrazione
Si evince che l’integrazione – e l’insediamento territoriale stabile – si delinea come un processo che parte dall’emersione del lavoro informale ed illegale, con gli abusi, soprusi, violenze, caporalato e violazioni sistematiche delle più basilari regole sulle quali si fonda il rapporto di lavoro, individuando le condizioni di sfruttamento per arrivare, con tappe intermedie, al lavoro regolare. Gli interventi innovati e le buone pratiche pertanto sono definibili come tali soltanto quando, date le condizioni di contesto territoriale (luogo di residenza), si mette in moto questo complesso processo.
L’intervento di CGIL Roma e Lazio ha rimarcato come gli approcci innovativi e le buone pratiche non possano essere considerati schemi rigidi, ma piuttosto strumenti dinamici capaci di adattarsi alle mutevoli esigenze dei territori e delle persone. La formazione “Upskilling for operators of social and labour services” rappresenta un’opportunità preziosa per rafforzare le competenze degli operatori e promuovere modelli di integrazione efficaci, basati su un’analisi approfondita dei contesti e sulla costruzione di percorsi di inclusione concreti e sostenibili.
Per maggiori informazioni su AMIL – Alliance Multi-stakeholders for Migrants Integration and Labour leggi la scheda progetto.
