A novembre il Cies è stato contattato da un’equipe medico-chirurgica dell’ospedale di Tor Vergata di Roma, che richiedeva la presenza di un mediatore in sala operatoria per un delicatissimo intervento a un giovane nigeriano. Non bastava, però, un professionista della mediazione connazionale: c’era bisogno di qualcuno proveniente dalla stessa zona del paziente, in grado di parlare l’Esan, la sua stessa lingua locale.
Il ragazzo, affetto da un tumore al cervello, doveva infatti essere operato da sveglio e continuare a parlare nella sua lingua madre con il mediatore, per essere monitorato ed evitare che si danneggiasse l’area del linguaggio o che il paziente perdesse l’uso della parola.
Per documentare questo esperimento di professionalità e umanità e farci raccontare il senso, le emozioni, i risultati, abbiamo parlato con Maurice Eriaremhien, il nostro mediatore interculturale protagonista di questa delicata ed emozionante vicenda.
Leggi tutta la storia di Maurice nell’articolo di Luca Attanasio per la Svolta
