Un’indagine condotta nei presidi socioeducativi di tre municipi romani rivela come le biografie personali amplifichino le fragilità adolescenziali, trasformando una fase già complessa in un percorso a ostacoli senza rete di protezione.
Il dato nazionale è noto: secondo l’indagine Demopolis di novembre 2024, il 54% degli adolescenti italiani ritiene di non essere capito dagli adulti. Ma quando ai normali compiti evolutivi dell’adolescenza si aggiungono fattori di rischio biografici, il disagio si moltiplica.
I minori migranti: tra aspettative e precarietà
Nel Municipio I, che ospita il 40% delle residenze fittizie della capitale e rappresenta la porta d’ingresso di Roma attraverso Termini, lo Spazio Giovani MaTeMù accoglie numerosi minori stranieri non accompagnati.
Arrivano attraverso i corsi di italiano, portando “un ricco bagaglio di esperienze e culture”, ma si trovano ad affrontare conflitti multipli: tra aspettative e realtà, tra propri desideri e richieste economiche della famiglia rimasta nel paese d’origine.
“Un rischio ricorrente è l’abbandono del percorso di accoglienza e regolarizzazione, spesso senza consapevolezza delle conseguenze, come il ritrovarsi in strada”, spiega un educatore.
La precarietà dei percorsi di accoglienza, caratterizzati da mobilità e instabilità, ostacola la possibilità di progettare il futuro, di inserirsi in gruppi sociali, di sviluppare legami duraturi.
Meno visibili, ma altrettanto fragili, sono i giovani arrivati per ricongiungimento familiare.
Come emerge dall’analisi preliminare del Progetto BIG, i ricongiungimenti non sempre corrispondono alla ricostruzione di nuclei stabili. Capita che madri e figli raggiungano altri parenti, che i padri rimangano nel paese d’origine, che le famiglie restino comunque divise.
Le barriere linguistiche e burocratiche ostacolano l’inserimento scolastico, mentre i genitori, impegnati nel lavoro domestico o di cura, hanno pochi contatti con la comunità.
“È frequente che le persone minori si ritrovino in sovraccarico precoce di responsabilità, fungendo da mediatori con le figure genitoriali, dovendosi confrontare con pratiche legali complesse senza adeguato sostegno”, evidenzia il report.
A livello emotivo soffrono la mancanza di spazi per elaborare il dolore delle separazioni e il senso di abbandono legato alla separazione prolungata dai genitori.
Nel Municipio V, dove la componente straniera rappresenta circa il 17,6% dei residenti, quasi un quarto dei minori (24,1%) è di origine straniera. Numeri che nascondono storie di sradicamento e faticosa ricostruzione identitaria.
Il peso invisibile delle malattie in famiglia
“I disturbi psichiatrici o le gravi malattie all’interno dei nuclei familiari non sono affatto rari”, osservano gli psicologi.
Ma l’impatto varia enormemente. Ci sono famiglie segnate da gravi svantaggi economici che reggono, e famiglie benestanti che collassano.
Un aspetto ricorrente riguarda il ruolo sproporzionato delle figlie adolescenti. Sono soprattutto le ragazze a farsi carico della cura delle madri malate o segnate da incidenti e patologie croniche. Questo lavoro invisibile comporta fatica, responsabilità precoce, ma anche il bisogno vitale di trovare spazi di libertà.
Accanto al carico di cura, molti giovani sperimentano lo stigma sociale legato alle malattie psichiatriche o ereditarie. La paura di “ereditare” lo stesso destino può generare forte ansia.
“Dal punto di vista psicologico, la presenza di una fragilità in famiglia può agire a livello transgenerazionale: l’adolescente diventa il portatore delle proiezioni e dei conflitti irrisolti dell’intero nucleo”, spiega uno psicoterapeuta.
L’identità di genere: tra apertura culturale e ostacoli concreti
La costruzione dell’identità di genere emerge come tema frequente, soprattutto nei servizi di MaTeMù e Rifornimento in Volo.
“C’è uno spostamento di un asse culturale che apre a nuove possibilità di espressione di sé”, osserva un educatore.
Ma le testimonianze raccontano anche ostacoli concreti: impedimenti burocratici quando si decide di adottare un nome diverso da quello anagrafico, mancanza di spazi sicuri per parlare del corpo e della sessualità.
“Questi piccoli ma significativi momenti di negazione rafforzano il senso di non appartenenza e l’isolamento, incidendo sul senso di sé e sulla sicurezza emotiva”, evidenzia l’analisi.
Minori adottati: il peso delle origini
Il contatto con ragazzi adottati non è frequente nei servizi, ma quando emerge rivela fragilità specifiche. Un filo rosso ricorre spesso: il senso di abbandono e la difficoltà a fidarsi, a poggiarsi su basi affettive solide.
“Alcuni ragazzi manifestano un bisogno profondo di sentirsi riconosciuti, mentre altri, soprattutto in adolescenza, affrontano il tormento di interrogarsi sulle proprie origini e sul rischio di somigliare ai genitori biologici che non conoscono”, spiega una educatrice.
L’adolescenza emerge come periodo particolarmente delicato: i genitori adottivi, anche quando il percorso infantile è stato positivo, possono trovarsi a confrontarsi con uno sviluppo percepito come “alieno”, che mette in discussione la propria capacità genitoriale. La complessità cresce ulteriormente nei casi di adozioni internazionali, dove il corpo, la lingua e le memorie del passato si intrecciano creando sfide aggiuntive.
I minori nel circuito penale e le discriminazioni
MaTeMù accoglie anche persone minori con procedimenti penali in corso per percorsi di messa alla prova. Vivono “una forte condizione di costrizione e incertezza”, con difficoltà a comprendere il danno reale delle proprie azioni, il rischio di interiorizzare uno stigma sociale e l’impatto emotivo dei percorsi legali che genera ansia e senso di impotenza.
Le esperienze di discriminazione sono frequenti: per origine, colore della pelle, orientamento sessuale o status socio-economico.
Questi ragazzi vivono in un contesto pieno di storture sociali, aggressioni emotive e pregiudizi, che portano a interiorizzare atteggiamenti difensivi o aggressivi, sviluppando sfiducia verso gli altri e verso se stessi.
I traumi stratificati
“Alcuni hanno avuto viaggi relativamente tranquilli, pur affrontando le difficoltà del distacco dalla famiglia. Altri hanno vissuto viaggi terribili, segnati da violenze fisiche, emotive e sentimentali” raccontano gli educatori riferendosi ai minori migranti.
Tra loro ci sono vittime di tratta, giovanissimi e vulnerabili.
Ma i traumi non riguardano solo i migranti: lutti familiari, malattie, disabilità dei genitori o fratelli, condotte criminali, abbandoni.
Il trauma diventa una compagna silenziosa, che influenza la percezione di sé e delle relazioni, e impedisce un’elaborazione piena. Nei percorsi con gli adolescenti emergono anche diversi casi di violenza domestica: verbale, psicologica, economica.
“Spesso i traumi si accumulano: un adolescente che ha subito bullismo può nascondere ferite che risalgono ai primi anni di vita, a mancate sintonizzazioni affettive con i genitori, a trascuratezze”, spiega uno psicoterapeuta.
La necessità di uno sguardo integrato
All’Istituto Comprensivo Guicciardini, nel cuore dell’Esquilino (Municipio I), su 470 studenti della secondaria, il 20% ha cittadinanza non italiana.
Sono attivi protocolli di accoglienza, progetti di alfabetizzazione L2 e mediazione culturale. É in aumento la presenza di studenti con DSA (40) e con disabilità certificata (26 con BES).
Lo sportello psicologico ha seguito nell’ultimo anno 30 studenti, rilevando problematiche legate ad ansia, difficoltà relazionali, problemi familiari.
Al Liceo Machiavelli (tra Municipio I e II), su 1200 alunni, 303 hanno BES/DSA e 26 disabilità certificata. Solo l’81% è stato promosso nell’ultimo anno, con 44 non ammessi e 3 dispersioni.
Nella scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo “Via Anagni”, su un totale di 244 studenti iscritti, sono presenti 33 alunni con BES e 20 alunni con DSA certificati, ai quali si aggiungono 9 studenti con difficoltà non certificate, soprattutto legate a problematiche comportamentali, disturbi dell’attenzione e iperattività, nonché a situazioni di marginalità sociale o fragilità educativa familiare.
Sono inoltre presenti 14 alunni NAI o con difficoltà linguistiche, 1 studente già segnalato ai servizi sociali, 13 alunni non ammessi alla classe successiva (di cui 4 per assenze), 2 alunni in istruzione parentale per situazioni di disagio e 32 studenti a rischio di dispersione scolastica.
Eppure lo sportello psicologico regionale, molto richiesto, non è stato rinnovato per il 2024-2025.
Molteplici fattori influenzano la salute mentale, ricorda l’OMS. Quando si intrecciano vulnerabilità individuali con difficoltà familiari, scolastiche e sociali, il rischio di sviluppare disturbi psico-emotivi si moltiplica. La sfida è costruire reti di supporto integrate, capaci di leggere le biografie nella loro complessità e di offrire protezione proprio dove le fratture sono più profonde.
