Non solo ascolto: l’arte di crescere insieme nell’era dell’AI
L’ascolto nell’era dell’intelligenza artificiale
In un’epoca in cui l’AI è disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7, pronta a rispondere a qualsiasi domanda senza giudicare, l’ascolto tradizionale degli adulti rischia di essere superato o ignorato da molti giovani. Un adolescente può ottenere informazioni, consigli, persino supporto emotivo da un chatbot sempre disponibile, sempre paziente.
Già i social, i videogiochi, le piattaforme di streaming e le comunità online, in questi anni, hanno dimostrato come i giovani tendano a cercare fuori dal mondo degli adulti per trovare comprensione, scambio, confronto e un proprio linguaggio.
L’intelligenza artificiale aggiunge a questo panorama un elemento inedito: un interlocutore che non porta il bagaglio emotivo degli adulti – le loro ansie, aspettative, delusioni generazionali – e che impara progressivamente dalla conversazione di chi lo usa.
Vedi queste due interessanti esperienze:
- “Io, psicologo in analisi da ChatGPT”: Harvey Lieberman, psicologo clinico, professionista della salute mentale e scrittore, a 81 anni racconta di aver scoperto in ChatGPT “non un sostegno, ma una protesi cognitiva, un’estensione attiva del mio processo di pensiero”
- “The doctor is Always In”: la psicologa e psicoterapeuta Teresa Parton racconta la sua esperienza con molti giovani pazienti che usano abitualmente i chatbot in modo terapeutico
Se ci limitiamo al solo ascolto passivo, dunque, rischiamo di venire presto scavalcati anche dalle tecnologie emergenti.

Ascolto attivo
Da tempo sappiamo che solo l’ascolto attivo – quello che implica presenza totale, domande, rimandi, elaborazione condivisa – riesce davvero a creare connessione con i giovani.
L’ascolto dell’AI, per quanto disponibile e non giudicante, rimane fondamentalmente passivo: raccoglie informazioni, elabora pattern, restituisce risposte basate su algoritmi preesistenti. Non c’è vera co-costruzione di significato, non c’è la fatica e la bellezza dell’interpretazione condivisa.
Il dialogo con l’AI rischia inoltre di stereotipizzarsi: i giovani potrebbero abituarsi a relazioni ‘facili’, senza contraddittorio, senza la complessità emotiva del rapporto umano. Questo non solo impoverisce le competenze relazionali, ma priva anche della soddisfazione di crescere attraverso la gestione del conflitto, delle emozioni intense, del contraddittorio.
Il fumetto: dire l’indicibile
Un ascolto diverso è ovviamente possibile: un ascolto fatto di interazione creativa, concreta e collettiva che nessuna AI può replicare. Esperienze che non si limitano a ricevere parole, ma che generano azione condivisa, creazione di gruppo, scoperta reciproca.

“A Matemù ad esempio usiamo l’arte (teatro, rap, musica, breakdance, fumetto) per creare questo spazio di ascolto e interazione creativa e collettiva” – racconta Adriano Rossi, coordinatore dello Spazio giovani e Scuola d’arte MATEMU di Roma.
Attraverso la creazione di personaggi, tra le altre cose:
l’arte aiuta a dire l’indicibile.

Prendiamo il fumetto ad esempio. Non è un semplice passatempo, ma un vero e proprio linguaggio ibrido che i giovani costruiscono e abitano.
“Leggere un fumetto è profondamente diverso dal guardare una serie tv” – ci racconta Sminz, insegnante del laboratorio di fumetto a Matemù. “I rumori, i suoni, le parole, le voci vengono animate all’interno della persona che legge: c’è uno sforzo creativo e attivo già nella semplice fruizione. È come avere una macchina da presa interna che dà vita alle storie”.
La magia accade quando l’adolescente scopre che, con una semplice matita e un foglio di carta, può creare un mondo.
“È come aprire le porte del proprio studio cinematografico personale: con strumenti elementari, la ragazza, il ragazzo può dar vita a universi interi”.
Nei laboratori di fumetto emergono spesso personaggi che rappresentano gli stessi adolescenti, e che diventano modi per esprimere le loro frustrazioni nei confronti del mondo degli adulti, della scuola, delle costrizioni sociali, delle ansie contemporanee.
Attraverso questo “terzo oggetto” – il personaggio del fumetto – riescono perciò a emergere tensioni, superpoteri immaginari, ma anche aspetti difficili che – attraverso il semplice linguaggio parlato – non potrebbero mai venire alla luce.

Creare insieme: oltre l’espressione individuale
“Nei nostri laboratori abbiamo avuto tanti esempi evidenti di storie anche intense, crude, a tinte forti – perché l’adolescenza è anche questo! – che rivelano aspetti biografici profondi e autentici. Quando un adolescente disegna, costruisce una storia, la condivide con altri, non sta cercando solo ascolto: sta cercando interazione autentica”, racconta ancora Sminz.
Qui emerge una differenza fondamentale con l’ascolto digitale.
“E poi il laboratorio di fumetto non è solo espressione individuale, ma esperienza di gruppo.
È nel confronto che emergono le tematiche dell’adolescenza, che si sviluppano le abilità, che si condividono le difficoltà.
Il gruppo diventa spazio sicuro dove sperimentare, sbagliare, crescere”, prosegue Sminz.
La creazione condivisa, insomma, genera un desiderio di confronto, dialogo, scambio che va ben oltre la semplice richiesta di essere ascoltati.
È in questi momenti che emerge spontaneamente nei giovani la voglia di raccontarsi, di condividere non solo il problema ma anche la soluzione creativa che hanno trovato.
L’adulto, allora, non è più solo l’orecchio che ascolta, ma diventa il compagno di scoperta di un nuovo linguaggio.
Estratto dell’intervista a Stefano Minzi (Sminz), insegnante del corso di Fumetto a Matemù
Interazione generativa
Il disagio giovanile non si risolve con prediche o controlli, nemmeno con il solo ascolto. Si trasforma quando si creano spazi autentici di azione condivisa.
Quando un adolescente disegna il proprio supereroe, quando racconta attraverso una vignetta una paura che non riesce a dire a voce, quando condivide con il gruppo una storia che gli assomiglia, sta facendo molto di più che esprimersi.
Sta imparando a dare forma ai propri pensieri, a trasformare il disagio in creatività, a scoprire che la sua voce ha valore quando diventa azione.

“La sfida non è eliminare la fatica della relazione, ma riscoprirne il valore” avverte Elisabetta Melandri, presidente del Cies onlus. “Quando togliamo conflitto e complessità, togliamo anche crescita e soddisfazione. L’intelligenza artificiale dovrebbe essere uno strumento per arricchire le relazioni umane, non una scorciatoia per renderle più semplici – tentazione che, a dire il vero, non seduce solo i giovani ma anche gli adulti.
A Matemù cerchiamo di rinsaldare le relazioni in tutte le direzioni: giovani-adulti, ma anche giovani-giovani, spesso altrettanto complicate.
Il ‘fare insieme’ attraverso l’arte non elimina le difficoltà relazionali, le attraversa creativamente.
E anche l’AI, in questa ottica, potrebbe diventare un’occasione di crescita condivisa: non per sostituire il dialogo, ma per arricchirlo di nuove possibilità creative e di confronto”.
In un mondo dove l’AI può fornire ascolto infinito e risposte immediate, non dobbiamo entrare in competizione con l’intelligenza artificiale nell’ascoltare, ma essere insostituibili nell’interagire creativamente.
Il fumetto è solo un esempio tra i tanti: arte, musica, sport, volontariato, progetti condivisi… tutte attività che richiedono presenza fisica, condivisione di spazi, creazione collettiva di significato.
Co-costruttori di significato
“Il 54% degli adolescenti che si sente incompreso forse non cerca solo orecchie in più: cerca mani che creano insieme, occhi che scoprono insieme, voci che inventano insieme” – racconta Emanuela Soldano, coordinatrice di BIG-Benessere Inter Generativo, progetto selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.
“Questo nessuna AI può farlo. E forse è proprio qui che adulti e giovani possono ritrovarsi: non più nell’ascolto unidirezionale, ma nella creazione di esperienze collettive che hanno senso per tutte e tutti, adolescenti e boomer, studenti e insegnanti, giovani e società”.
Mentre discutiamo di come migliorare l’ascolto, i nostri figli stanno già conversando con macchine che non li giudicano, non si stancano, non portano il peso delle proprie aspettative deluse. Possiamo invece riscoprire il valore insostituibile del fare insieme, del creare insieme, dell’inventare insieme.
“Non possiamo vivere in un mondo interpretato per noi da altri.
Un mondo interpretato non è una casa”.
Ursula K. Le Guin

Una ‘casa’ è un luogo che comprendiamo dall’interno, che contribuiamo a definire, dove i significati nascono dalla nostra esperienza vissuta. Che siano gli adulti con le loro regole dall’alto, o l’intelligenza artificiale con le sue risposte basate su pattern preesistenti e algoritmi già decisi, un adolescente si trova sempre ospite di interpretazioni esterne. Ha bisogno invece di imparare a interpretare il mondo con la propria testa e le proprie mani, di sperimentare e diventare co-costruttore di significato.
E ha bisogno di farlo insieme ad altri – non nell’isolamento della chat con l’AI, né nella passività dell’ascolto adulto – ma nella creatività e confronto condivisi, nella scoperta collettiva.
Perché una casa si costruisce insieme: mattone dopo mattone, vignetta dopo vignetta, storia dopo storia.
Solo così un mondo interpretato da altri diventa finalmente un mondo abitato da noi.
Abbiamo la possibilità di fare la differenza insieme, di creare un mondo più inclusivo per tanti giovani.
Aiutarli a uscire dall’isolamento per affrontare piccoli e grandi problemi, paure e traumi.
Grazie all’arte, al sostegno, all’ascolto attivo e creativo, alla cura
e all’impegno di tanti insegnanti, operatori, mediatori interculturali, progetti, attività e servizi
nello Spazio Giovani e Scuola d’Arte di Matemù e del CIES Onlus a Roma. Sostienici 
Il progetto BIG – Benessere Inter Generativo è stato selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD.
