Una generazione che soffre in silenzio.
Mentre il dibattito pubblico sulla salute mentale giovanile si intensifica dopo l’allarme lanciato dall’Autorità Garante per l’Infanzia, un’analisi nei municipi I, II e V di Roma restituisce un quadro complesso:
l’ansia è diventata la “molla principale” che fa scattare le richieste d’aiuto tra gli adolescenti.
Nei presidi socioeducativi e negli istituti scolastici coinvolti nel progetto BIG – Benessere Inter Generativo, educatori esperti e psicologi registrano una trasformazione significativa nelle manifestazioni delle sfaccettature e conflittualità del Sé.
“Dieci anni fa i ragazzi si scontravano con la figura adulta per affermare la loro personalità“, racconta un educatore dello Spazio Giovani MaTeMù nel cuore dell’Esquilino. “Oggi questo livello di affermazione di sé viene represso e inflitto verso sé stessi”.
Ansia e pressione sociale: cosa ci dicono?
L’ansia si presenta in forme molteplici: generalizzata, sociale, da prestazione. Ma è l’ansia sociale la più diffusa.
A scuola, spesso nasce da una percezione di pressione e aspettative molto alte, che entrano in conflitto con i tempi più lenti della crescita.
Le pressioni genitoriali e sociali possono essere vissute come un peso eccessivo, mentre per molti adolescenti la vera difficoltà non è legata alla prestazione, ma alle relazioni: al sentirsi osservati, giudicati, esposti allo sguardo degli altri.
“La difficoltà relazionale diventa a volte motivo di abbandono scolastico”, spiega uno psicoterapeuta specializzato in adolescenza. “Nel momento in cui subentra un aspetto che prevede una mediazione tra quello che provo io e quello che provi tu, molti ragazzi collassano”.
La solitudine cresce, paradossalmente, nell’era dell’iperconnessione.
Il corpo tra negazione e ricerca di presenza
Tra i compiti evolutivi dell’adolescenza uno dei principali campi di sfida è rappresentato dalla mentalizzazione del corpo.
“La pubertà porta con sé il confronto con cambiamenti profondi: il piacere, l’aggressività, le nuove spinte vitali. Non sempre però questi passaggi vengono elaborati in maniera positiva, anche per la difficoltà di trovare degli spazi per un confronto aperto e attento, con il rischio di mantenere un rapporto insoddisfacente con sé stessi e con il proprio corpo, vissuto più come minaccia che come risorsa“.
I disturbi alimentari sono in aumento. Sempre più adolescenti si confrontano con l’immagine del proprio corpo, con modelli estetici irraggiungibili o con la scoperta della propria sessualità.
Spesso, però, mancano spazi sicuri in cui potersi esprimere e confrontare. L’assenza di dialogo con adulti e genitori li porta a cercare risposte altrove, in rete o nel silenzio, costruendo strategie difensive che rischiano di isolarli ancora di più con le proprie paure e incertezze.
La tecnologia ha un ruolo ambivalente: può facilitare il contatto, ma spesso lo sostituisce, creando relazioni “senza corpo” che non aiutano a sviluppare una socialità autentica, soprattutto in adolescenze più fragili.
Il corpo diventa terreno di un conflitto irrisolto.
“Manca uno spazio per confrontarsi sui cambiamenti naturali del fisico e per creare consapevolezza e accettazione del proprio corpo che cambia”, raccontano educatori e psicologi.
La bassa autostima attraversa le classi sociali. Nei quartieri benestanti come i Parioli, così come nelle zone più fragili dell’Esquilino, adolescenti eterogenei per età mostrano “gravi fragilità narcisistiche che impediscono l’investimento pieno sul proprio corpo e funzionamento”.
Il digitale: rifugio o prigione?
L’abuso di tecnologie è considerato molto frequente da tutti i professionisti intervistati. Ma il fenomeno è ambivalente:
Da un lato, internet e i social soddisfano la curiosità, offrono accesso illimitato alle informazioni e aprono nuove forme di socialità, in cui reale e virtuale si intrecciano.
Dall’altro, per chi vive già fragilità relazionali o personali, la rete può diventare un rifugio difensivo, una modalità per sottrarsi al contatto diretto con il mondo esterno. In questi casi “i tentativi degli adulti di limitarlo possono essere percepiti come una minaccia, aumentando il ritiro”, avverte una psicologa.
Nel centro MaTeMù, che nel 2024 ha registrato 6.174 ingressi di adolescenti (un aumento del 66% dal 2021), un questionario su 70 giovani restituisce dati eloquenti: sebbene il 71% dichiari relazioni soddisfacenti, l’84% le percepisce come faticose.
Il 75% afferma di avere poco tempo per pensare alla propria vita, il 73% al proprio futuro.
Dalla dimensione sociale a quella privata del conflitto
Ciò che colpisce i professionisti è il cambiamento del piano su cui si gioca e manifesta il conflitto con il Sé e con l’Altro: da etero-aggressivo ad auto-aggressivo.
Depressione, autolesionismo (specialmente i tagli), disturbi alimentari sono aumentati dopo il COVID-19.
“È una forma di auto-fustigazione non solo fisica ma anche psicologica, dovuta a una fatica nel riconoscere ed esprimere i propri bisogni”, spiega un coordinatore pedagogico.
Nel servizio di psicoterapia di Rifornimento in Volo, su 102 adolescenti accolti nel 2024 (prevalentemente 15-18 anni), le fragilità più frequenti includono ansia, depressione, isolamento sociale, disturbi alimentari, fino a ideazione suicidaria e autolesionismo.
Questo ripiegamento nella sfera privata dovrebbe farci porre delle domande non soltanto su quello che ci mostrano gli adolescenti, ma sullo spazio e il valore che si attribuisce alle due sfere nella società che viviamo e costruiamo ogni giorno.
Disturbi del comportamento e fragilità nascoste
I disturbi comportamentali, in particolare l’ADHD, risultano abbastanza frequenti soprattutto nei centri aggregativi, manifestandosi con irrequietezza, disturbi dell’attenzione, noia, agitazione psicomotoria e comportamenti aggressivi.
Ma ciò che preoccupa maggiormente gli operatori è la comorbilità: in presenza di diagnosi di ADHD viene riscontrata spesso una bassa autostima e una conseguente ansia legata alla paura di essere inadeguati, incapaci, non sufficientemente preparati.
“Quando c’è una perdita di senso generale e una fatica a costruire una rappresentazione positiva del sé, anche l’investimento nel proprio funzionamento cognitivo ne risente inevitabilmente, con ricadute sul rendimento e la motivazione scolastica”, spiega uno psicologo.
La paura di un futuro incerto
Forte è anche la disillusione verso il futuro, spesso collegata a uno spaesamento generale che si acuisce nella fase finale dell’adolescenza.
Lo sguardo e l’atteggiamento verso il futuro risultano senz’altro condizionati dal presente che viviamo oggi, e che spesso non lascia troppi margini per visioni ottimistiche, ma piuttosto mette di fronte ad un territorio incerto e minaccioso: un mondo con mari plastificati, foreste disboscate, conflitti vicini o lontani, e opportunità lavorative precarie e incerte.
Quando poi la percezione è quella di vivere bloccati in un presente senza risorse proprie da mettere in campo, si genera una paura del futuro su cui si proietta l’esperienza attuale.
“Lo spaesamento è fortemente legato alla difficoltà di trovare punti di riferimento”, osserva un coordinatore. “Alcuni ragazzi si trovano impantanati in momenti di passaggio con sensazioni di grande spaesamento in cui anche le dimensioni temporali si confondono, con difficoltà a vedere le potenzialità del presente e cogliere le questioni relative alla progettualità e il futuro”.
Cannabis, alcol e nuove dipendenze
Rispetto all’uso di sostanze, il quadro appare in trasformazione. Il tema degli abusi e delle dipendenze sembra essersi spostato principalmente sul piano dell’immersione nel mondo digitale.
Il riferimento all’uso di cannabis e alcol emerge poco dalle interviste e non viene trattato come una questione particolarmente problematica, almeno per i ragazzi che entrano in contatto con i servizi analizzati. Il consumo viene descritto come presente, ma legato principalmente a occasioni di socialità e ricreative, come sperimentazione e a volte tentativo di automedicazione dall’ansia.
La vera dipendenza sembra oggi essere quella tecnologica, con i videogiochi e i social media che per alcuni diventano “vere e proprie immersioni”, sostituendo completamente la vita relazionale reale.
Il vuoto di mediazione
Come ricorda il filosofo Byung-Chul Han, viviamo in una “società senza dolore”, algofobica, che nega le emozioni negative invece di elaborarle.
Il contesto economico e culturale dominante, segnato da ipercompetitività, non lascia spazio al riconoscimento della paura, del fallimento, dell’inadeguatezza. Ma è proprio il confronto con questi vissuti che consentirebbe una crescita equilibrata.
Il rischio maggiore, emerge dall’analisi, è che i ragazzi restino soli con le loro fragilità, senza adulti capaci di mediare, di legittimare il dolore, di dire “io ci sono”.
In una società che valorizza performance e produttività, la sofferenza viene interpretata come fallimento personale, perdendo la sua dimensione sociale e collettiva.
“La stanchezza dell’Io va contrapposta alla stanchezza del Noi, che apre le porte alla possibilità di stimolare una comunità”, conclude il report, citando Han.
La sfida non è solo quella di rispondere ai bisogni immediati, ma di ricostruire reti di fiducia, appartenenza e comunità, affinché le nuove generazioni possano trasformare le proprie vulnerabilità in occasioni di crescita.
È questo il cuore del Progetto BIG, imparare a “stare” con gli adolescenti non solo osservandoli o provando a risolvere i loro problemi, ma abitando insieme la complessità con tempo, presenza e fiducia reciproca. Solo così la fragilità smette di essere un fallimento individuale e torna ad essere una questione collettiva, che chiama in causa una comunità intera.
Scopri cosa facciamo con il Progetto BIG – Benessere Inter Generativo
Leggi l’Analisi preliminare
a cura di Alice Libianchi del Cies Onlus e in collaborazione con SIPEA APS e la Cooperativa Sociale Rifornimento in Volo
Il progetto BIG – Benessere Inter Generativo è stato selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD.
