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Riparte il servizio di mediazione culturale nelle oltre 40 Questure d'Italia dopo più di un mese di interruzione

12 Agosto , 2022

Il Cies: “Con estrema soddisfazione nostra, dei mediatori e degli operatori di polizia da un lato e dei migranti dall’altro, da domani si ritorna al lavoro”

Nota stampa del 12 agosto 2022

Dopo oltre un mese di interruzione e conseguenti disagi, sta riprendendo il servizio di mediazione culturale in quaranta Questure d’Italia e si sta ricomponendo la mappa delle urgenze legate alla stretta attualità. Il blocco temporaneo delle attività, dovuto a una fase di completamento della procedura di registrazione di un nuovo contratto di servizio che, come previsto dal disciplinare della gara pregressa, da’ continuità a quello precedente, ha fatto emergere ancor più chiaramente l’importanza di un servizio che consente di far dialogare richiedenti asilo e migranti con i funzionari di polizia in maniera costruttiva.

Domande di protezione, ricongiungimenti, permessi di soggiorno e persino l’identificazione, primo atto di presa in carico da parte delle istituzioni, fondamentale per la sicurezza, sono resi possibili da questi operatori che oltre a interpretare lingue sconosciute, sanno decifrare culture, capire nomi, cognomi , stato civile, parentele, linguaggi del corpo e tipi di comunicazione anche fortemente influenzati dai traumi dell’esperienza migratoria. Il rapporto che si instaura tra mediatore e migrante consente a persone spesso provate dai viaggi terribili via mare o terra, di avere da subito una identità e non cadere nel buio della clandestinità e diventare facili vittime di sfruttamento e prede della criminalità organizzata.

“Dopo un periodo di preoccupazione e di tensioni vissute da molti attori – lavoratori, migranti, operatori della questure e dei servizi sociali – per l’assenza di un servizio vitale siamo finalmente felici che il lavoro possa riprendere” spiega Elisabetta Melandri, presidente della nota Onlus vincitrice dell’appalto. “Gli operatori del CIES agiscono come mediatori a tutto tondo creando un ponte di comunicazione e di operatività fra i bisogni di persone vulnerabili come i migranti forzati e le procedure di presa in carico e accoglienza delle istituzioni del nostro Paese. La nostra rete, che comprende oltre 400 mediatori in servizio in questo momento su tutto il territorio nazionale, in grado di coprire un arco di 275 lingue fra veicolari, lingue di ampio utilizzo, rare e rarissime, negli anni ha consolidato un modello di intervento in tanti settori: nella sicurezza, nella concessione dell’asilo e della protezione umanitaria. negli ospedali, nelle scuole, negli uffici pubblici”.

Come ente no profit del Terzo Settore creiamo ponti fra le istituzioni e i bisogni di chi approda nel nostro territorio nazionale e i singoli mediatori sono gli attori diretti di questi ponti che rendono possibile la comunicazione fra il singolo operatore pubblico e il singolo migrante o richiedente asilo”.

“É ripartito il servizio di mediazione culturale – le fa eco Fakhri Saida, storica mediatrice del Cies a Trapani – un lavoro che è molto più che mero interpretariato, fondamentale per abbattere le barriere linguistiche e culturali e allo stesso tempo garantire un servizio più semplice per gli operatori di polizia. É grazie al nostro codice etico e morale di lavoro del CIES, che pone il mediatore in uno spazio di terzieta’ e indipendenza fra le due parti comunicanti senza sostituirsi al ruolo dell’operatore pubblico, che possiamo fornire ed essere noi il grande vantaggio nei luoghi di lavoro, per superare potenziali conflitti e le difficoltà dei molteplici casi che siamo chiamati ad affrontare quotidianamente”.

Il modello di intervento dei mediatori Cies, si fonda su alcuni punti fermi:Il riconoscimento/ rispetto del lavoro del mediatore; la formazione previa e in servizio dei mediatori per declinare in situazioni anche molto diverse tra loro, competenze non solo linguistiche, ma comunicative/relazionali; l’impegno ad adoperarsi nel prevenire e risolvere conflitti che scaturiscono dalla non comprensione e la scarsa conoscenza di culture e modalità comunicative differenti fra loro.

L’esperienza maturata dal Cies, ha permesso alla Onlus di esportare la buona prassi della mediazione in altri Paesi dove approdano flussi migratori massicci e dove si creano le medesime dinamiche di confronto fra diversità culturali e linguistiche, come ad esempio Tunisia o Marocco. Un numero significativo di mediatori ‘senior’ del Cies, si sono rivelati docenti preziosi nella formazione di operatori in tali contesti.

“Come CIES ci battiamo da anni insieme ai mediatori e alle loro formazioni associative – riprende Melandri – per il riconoscimento di una specifica qualifica di “mediatore culturale” non basata esclusivamente su titoli formativi formali, ma anche sull’esperienza maturata sul campo. Abbiamo contribuito a definire le caratteristiche del profilo del mediatore e gli aspetti fondamentali per il riconoscimento della qualifica in diversi tavoli di concertazione regionali e nazionali e fornito assistenza tecnica e supporto al coordinamento di un Gruppo di Lavoro interistituzionale convocato dal Ministero dell’ Interno che ha definito la qualifica del Mediatore Interculturale, che il Ministero del Lavoro ha inserito nel repertorio aggiornato delle qualifiche delle professioni nel sociale. Molte regioni d’Italia hanno omologato i parametri di riconoscimento della qualifica a quelli definiti dal Ministero del Lavoro, ma non tutte. È necessario che il processo si concluda in tutte le regioni affinché la qualifica diventi unica e nazionale, con un unica procedura di abilitazione che renda spendibile un certificato ottenuto in una regione su tutto il territorio nazionale omologando tutte le giuste tutele contributive e lavoratoriali di un lavoro fondamentale, ma spesso poco riconosciuto”.

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