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Notizie da Tunisi: il CIES ed il suo lavoro ai tempi del Coronavirus - Episodio 4

CIES Onlus

15 أبريل 2020

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Notizie da Tunisi: il CIES ed il suo lavoro ai tempi del Coronavirus – Episodio 4

II CIES onlus conduce dal 2017 in Tunisia il progetto triennale PINSEC (Giovani donne e migranti: percorsi d’inclusione sociale e economica in Tunisia) co-finanziato dall’AICS.

 

Inoltre gestisce dal 2019 il progetto ERMES3, cofinanziato dai fondi FAMI che prevede il ritorno volontario assistito e Reintegrazione (RVAeR) in vari paesi tra cui la Tunisia.

 

Viera Schioppetto, Rappresentante CIES Onlus in Tunisia, ci racconta questi giorni di pandemia dall’altra parte del Mediterraneo.

QUARTA PUNTATA

Finalmente dopo più di una settimana di tentativi per ottenere l’autorizzazione a circolare ieri abbiamo potuto metterci in macchina… ovvero i miei colleghi hanno potuto mettersi in macchina perché, nonostante rappresenti una ONG italiana riconosciuta in Tunisia, io non ho ancora potuto accedere ad alcun permesso e non si sa bene perché.

 

Il lasciapassare 38 delle 12 fatiche di Asterix sono nulla rispetto al dedalo di richieste a cui abbiamo dovuto sottometterci per poter circolare liberamente nella distribuzione di aiuti.

 

Quando abbiamo spiegato con la mascherina sul volto (noi) alla polizia (con la mascherina sotto il mento) a distanza di un metro e mezzo (magari ci fossimo riusciti a mantenere la distanza!) del perché avevamo bisogno del permesso di circolare, per tutta risposta ci hanno chiesto la lista delle famiglie che dovevamo visitare.

 

A quel punto ispirati da Asterix abbiamo modificato la strategia: abbiamo cambiato la sede della polizia di riferimento, i colleghi hanno spiegato che avevano delle pratiche da sbrigare chieste urgentemente dal Capo (che verrei ad essere io) ed il lasciapassare 38 è stato emesso senza colpo ferire riuscendo ad uscire dal flipper polizia-delegazione-municipalità, polizia-delegazione-municipalità, etc.

 

Il rispetto dell’autorità e gerarchia ancora una volta ha avuto la meglio sull’aiuto ai compatrioti.

 

Se non fosse per la criticità della situazione potremmo anche prenderla alla leggera, abituati al maltratto istituzionale in molti dei paesi in cui operiamo, ma in realtà la burocrazia come degenerazione dell’amministrazione sta provocando stragi in tutto il mondo e quando si tratta di aiuto umanitaro il termine strage assume tutta la drammaticità della situazione in cui si vive.

 

Tra ieri ed oggi Fahmi e Monem hanno potuto distribuire 16 buste ad altrettanti microimpresari che da 20 giorni hanno chiuso le loro attività e da altrettanti 20 giorni non hanno ricevuto alcun tipo di aiuto.

 

Ringraziamo le famiglie tunisine che hanno riposto fiducia in noi per essere intermediari con i loro connazionali in difficoltà. E attraverso queste buste abbiamo potuto essere fisicamente presenti moltiplicando il valore economico del loro contenuto con l’umanità che si crea nella solidarietà e che diventava visibile negli sguardi senza guanti che si sono scambiati.

 

Siamo ritornati alla radice della nostra essenza: l’esserci con solo una semplice ricevuta dei fondi elargiti e che non è stata richiesta dai donatori, ma abbiamo esatto per trasparenza nei confronti di chi ha fiducia nelle nostre capacità.

 

Difficilmente si percepisce il nostro essere e fare nella coltre delle burocrazie troppo spesso innecessarie che ci appesantisce sempre di più nel poter svolgere il nostro lavoro, già che si tratta di degenerazione amministrativa fine a se stessa che ci assorbe troppe energie nel poter assicurare i risultati.

 

Gli aiuti delle persone arrivano prima di quelli istituzionali: lo sappiamo tutti e purtroppo da troppo tempo lo abbiamo accettato sommessamente.

 

E così è stato puntualmente: quelle buste hanno emanato il profumo di quel cibo che ciascuno di noi ha la capacità di evocare quando ha voglia di casa: una pizza, una pasta, l’harissa, il cous cous, …. sapore di intimità e di permettersi di lasciarsi andare anche ad un pianto liberatore.

 

I programmi promossi dal governo tunisino di sostegno alle famiglie ni-ni-ni sono ancora in divenire… Batinda, helpentreprise.social.tn, Aide sociale exceptionnelle… sono piattaforme su cui iscriversi o a cui inviare sms.

 

L’analisi dei dossier per le microimprese in regola comincerà la settimana prossima e coloro che saranno ritenuti idonei (già, ma secondo quali criteri? Quelli amministrativi? Quelli per necessità? perché non è affatto chiaro quali siano i criteri) potranno accedere ad un aiuto straordinario che varia tra 30 e 100 Euro una tantum che anche qui sono proprio pochini.

 

E per tutte quelle microimprese che non riescono a iscriversi nella piattaforma o non erano ancora in regola perché ancora troppo piccole per pagare le tasse fin dal primo mese di attività? Il digital divide la fa ancora da padrone e le politiche piovono sul bagnato, non raggiungendo quegli angoli di vulnerabilità che nelle situazioni di urgenza diventano delle enormi piazze a cielo aperto.

 

Nel frattempo aumentano gli studi di impatto che le agenzie delle NU stanno per mettere in campo per sapere qual’è e come affrontarlo, senza chiedere ancora una volta a chi nell’impatto si infanga che cosa sta succedendo e come promuovere delle risposte efficaci a una crisi di quelle che si leggeranno nei libri di storia tra qualche anno. E ho paura che leggeremo anche della difficoltà di risposte efficaci dei sistemi politici ed economici.

 

Solo attraverso la valorizzazione orizzontale delle competenze e conoscenze acquisite e nell’umiltà dei limiti di ciascun attore pubblico, privato e della società civile obbligatoriamente coinvolto in questo processo potremo non ritornare all’anelato quello che eravamo ma trasformare questa situazione in una occasione di crescita e distribuzione equitativa senza ritorno.

 

Plaudo al neo ministro dei dicastero sui “diritti umani e delle relazioni con le istanze costituzionali e la società civile” presieduto da un avvocato militante a noi molto caro e che accanto ai programmi di aiuto ai subsahariani e all’appello pubblico ai proprietari delle abitazioni di ritardare il pagamento degli affitti di due mesi, ha decretato la proroga automatica dei permessi di soggiorno scaduti. Ha inoltre chiesto alla polizia di non richiedere documenti ai subsahariani che generalmente sono oggetto di una certa vessazione da parte delle autorità dell’ordine pubblico: anche qui non è facile avere la pelle scura.

 

Concludo ringraziando anche tutti i tunisini e tunisine che ci stanno aiutando con doni di decine di casse di generi alimentari destinati ai giovani subsahariani e che, come effetto secondario, sta rafforzando anche l’efficacia della risposta del coordinamento tra noi organizzazioni, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e i municipi i quali, come amministrazione pubblica, sono i più vicini ai loro cittadini e a cui non interessa proprio sapere di che nazionalità sei quando ti trovi in situazione di bisogno.

 

Eh si …. la nostra macchina non solo sta circolando ma sta dando risposte dove ancora c’è il silenzio e che non è solo dato del coprifuoco e il confinamento.

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