Primo Congresso Mondiale della Trasformazione Educativa

CIES

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Primo Congresso Mondiale della Trasformazione Educativa

“MI SENTO MALE, PORTATEMI A NAPOLI.”

Totò

Dal 29 al 31 ottobre un buon numero di operatori del CIES sono stati a Napoli per il “Primo Congresso mondiale sulla trasformazione educativa”, che ospitava relatori e organizzazioni da tutto il mondo per parlare di giovani e di visione del mondo dal punto di vista della “comunità educante”.
Il Congresso era organizzato dai Maestri di Strada e si è realizzato in una delle sedi universitarie di Napoli, a Fuorigrotta, in una delle periferie della città.

 

Napoli ci accoglie piovosa nei giorni del diluvio che causerà molti danni anche a Roma e che a Napoli provocherà la morte di una persona proprio nella zona del Congresso.
Ci sono molte persone e la maggior parte degli interventi sono in un’aula molto grande, a volte le sessioni parallele si svolgono in aule più piccole, ma sono comunque frontali.
Tutte le lezioni/relazioni sono “frontali” e dalle capacità oratorie dell’esperto dipendono le possibilità di tenere viva la platea: da subito questo mi appare un po’ un ossimoro visti contenuti, che insistono tutti sulla necessità che la scuola e l’educazione in generale si adeguino a nuovi metodi, cambi e si aggiorni con il mondo, sia realmente inclusiva per i ragazzi.
Si alternano interventi dal Messico, dal Portogallo, dall’Argentina, da Bruxelles e naturalmente molti italiani.

 

Riporto qui alcune parole e concetti-chiave che mi hanno colpita facendo però una piccola premessa: quel che mi è più rimasto in mente è stata la città, dolente e meravigliosa anche nel temporale, rappresentazione “reale” di come la bellezza cambi la percezione della realtà e sia essa stessa educazione (idea base del Congresso), piena di ragazzini che mai avrebbero potuto tollerare quelle otto ore di lezione al giorno che il Congresso ci proponeva. Ragazzini in motorino, ragazzini a giocare per strada, ragazzini ai quartieri e in pizzeria, ragazzini ovunque e a tutte le ore, tanto da farmi pensare che sarebbe stato meglio uscire da quel bunker che mi appariva l’Università e andare a vedere per strada la trasformazione educativa che i Maestri di Strada mettono effettivamente in atto ogni giorno, e confrontarlo con quel che accade nelle periferie delle altre città e nelle periferie dell’Impero, dove lavoravano gran parte dei presenti al Congresso.

LE PAROLE:

 

– DAL MESSICO: La scuola continua a parlare di cose che non c’entrano nulla con la vita dei giovani. Come fare? Per esempio avrebbe senso iniziare a costruire COOPERANZE anziché COMPETENZE.

 

– DALLA PSICANALISI (in ITALIA): Nella dicotomia DESIDERIO/BISOGNO, scegliamo, come educatori, quasi sempre di lavorare per rispondere al bisogno. Non facciamo emergere il desiderio, che è l’altra faccia della medaglia, che ci dà nuove prospettive ed è il vero motore.
La sublimazione del desiderio è il campo dove l’educazione agisce il suo lavoro, ma il desiderio resta insaturo e d’altra parte può godere del suo stesso desiderare. Però la sublimazione non deve diventare CONSOLAZIONE. La consolazione è la fine del gesto educativo: la disperazione contiene in sé la speranza, la consolazione no.

 

– Non è vero che siamo tutti uguali: gli esseri umani non sono uguali, non lo sono affatto. Sono PARI.

 

– DAL DIRETTORE DEL MUSEO “MADRE” DI NAPOLI: Sarebbe importante considerare i problemi dell’umanità anche dal punto di vista estetico, poiché l’estetica è la madre dell’etica. La bellezza può essere uno strumento utile a generare una società più giusta.
Trovo incredibile che si pensi di poter educare in posti brutti e “arraffazzonati”.

 

– DA FEDERICO BATINI (che si occupa da molti anni di dispersione scolastica, e di cui vi invito a visionare il sito): La scuola italiana è un ospedale che cura i sani e manda a casa i malati.

Infine metto qui il link all’intervento finale di Cesare Moreno, fondatore e presidente del Maestri di Strada, che credo riassuma bene il percorso affrontato nei tre giorni e anche molto di più:

 

Geplaatst door Cesare Moreno op Donderdag 1 november 2018

 

Se penso a questi tre giorni emergono in figura la forza dirompente della bellezza e della vitalità di una città e la denuncia continua dell’eclissi della sponda adulta, che non vuole più ritenersi responsabile del mondo e quindi dei cuccioli della propria specie, indipendentemente dai legami di sangue. Credo che ogni intervento, da tutte le parti del mondo coinvolte, portasse con sé il desiderio e la necessità di ricreare quella sponda e quel senso di reciproca responsabilità che vada oltre il proprio cortile: ridiventiamo comunità, poi qualcosa arriverà.

Voglio ‘o mare,
Cù ‘e mmura antiche e cchiù carnale
A vita ‘o ssaje ce pò fa male
E per sognare poi qualcosa arriverà.

Pino Daniele

Dina Giuseppetti

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