Il nostro insegnante di italiano, Lapo Vannini, ha dedicato un articolo a Matemù sulla rivista Granello di Senape, descrivendolo come un luogo in cui desideri, creatività e comunità si intrecciano, dando vita a storie di crescita e inclusione.
Desiderare è una forma di resistenza, una delle prime frasi scritte sul muro che riuscireste a leggere entrando a Matemù potrebbe essere questa. La frase scritta in blu campeggia su un muro bianco ed è opera di un rapper che frequenta da alcuni anni lo Spazio Giovani.
Si chiama Makan. La sua voce, la sua partecipazione, i suoi testi non sono solo una presenza quotidiana, ma anche una delle realtà artistiche più rappresentative della comunità di Matemù.
Decido di partire da qui per provare a presentare questo luogo, così vivo e ricco, ma al tempo stesso difficile da collocare in una definizione precisa.

Matemù è un centro giovani, creato e gestito dal Cies Onlus ospitato dal Municipio Roma I, dove si trovano uno spazio studio, corsi di italiano perstranieri, ascolto psicologico, attività di socializzazione, orientamento al lavoro e alla formazione.
Matemù è una scuola d’arte, dove si studia musica: batteria, chitarra, canto, rap, breakdance, pianoforte.
Matemù è teatro, performance, spetta coli dal vivo, concerti.
Non basta, a Matemù si può venire anche a non fare niente: stare seduti sul divano, chiacchierare, bere un tè o un caffè, leggere un fumetto o semplicemente stare in attesa che succeda qualcosa. Perfino i giovani che frequentano lo spazio non sono ascrivibili a una categoria specifica. Ci sono giovani italiani che studiano musica e giovani stranieri che studiano italiano, adolescenti che usano lo spazio studio per fare i compiti, altri che frequentano il laboratorio di teatro, chi passa e chiede un appuntamento per lo sportello di orientamento alla formazione e al lavoro e il gruppetto che gioca due ore a ping pong.

Il corridoio a Matemù è un presidio pedagogico, dove educatrici ed educatori attivano relazioni di confronto. Tutti gli arteducatori del centro sono professionisti, fanno questo mestiere: sono insegnanti, musicisti, attori, attrici, psicoterapeute, educatori e educatrici.
Le attività sono gratuite e dedicate a giovani tra gli 11 e i 25 anni, in pratica l’età che abbraccia le scuole medie e oltre.
Perciò Matemù è gratuito, ma non gratis. Il costo delle sue attività è sostenuto da Cies Onlus, che partecipa a bandi, cerca finanziamenti, scrive progetti, attiva collaborazioni.
L’arteducazione e la pedagogia del desiderio sono i fondamenti teorici, qualcosa di profondo e vasto allo stesso tempo e che potremmo sintetizzare con un’altra frase
iconica di un murale nel piccolo giardino della struttura: l’arte esiste perché la vita non basta.
L’obiettivo di questa opera complessa, è quello di creare una comunità, mettendo insieme culture di origine differenti, provenienze sociali diverse, bisogni e desideri distinti: creare mescolanza, mettere al centro la cura nella relazione educativa, agire prevenzione, rompere le bolle degli algoritmi. Un lavoro faticoso, lungo e intenso, che tenta di dare spazio e corpo a un’umanità variegata e diversa, provando nel contempo a creare una narrazione alternativa a quella regressiva e distruttiva che ci assedia.
Ormai l’abbiamo capito, la retta è per chi ha fretta e stare nella complessità con lentezza è necessario alla pace.
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