Qual è il futuro della scuola in un contesto sempre più segnato dalla povertà educativa? Come creare un’alleanza forte tra famiglie, scuole e terzo settore per trasformare l’educazione? Questi i temi centrali dell’incontro “Scuola: educare, non solo istruire“, organizzato da Con i Bambini (all’interno della campagna “Non sono emergenza“) a cui ha partecipato anche Adriano Rossi, coordinatore di MaTeMù.
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Durante l’incontro si è discusso di come il ruolo della scuola debba andare oltre l’insegnamento e l’istruzione formale, diventando un luogo capace di rispondere ai bisogni complessi dei ragazzi e delle ragazze. Una scuola che non si limiti a trasmettere nozioni, ma che sia anche uno spazio in cui i giovani possano crescere come individui, coltivando relazioni significative e affrontando le difficoltà che incontrano nel loro percorso.
La scuola da sola non può farcela. Per combattere la povertà educativa servono comunità educanti, capaci di unire competenze diverse per sostenere i giovani nel loro percorso.
Per questo è fondamentale costruire alleanze forti tra scuole, famiglie e realtà come MaTeMù, che operano ogni giorno per offrire esperienze educative integrative.
Un tema ricorrente durante il convegno è stata la povertà educativa, un fenomeno complesso che limita le opportunità di crescita e sviluppo personale di tanti giovani, soprattutto in contesti svantaggiati. La povertà educativa non è solo mancanza di accesso all’istruzione, ma anche carenza di stimoli culturali, artistici e sociali, indispensabili per una crescita armoniosa.
Adriano Rossi ha portato la testimonianza di MaTeMù, lo Spazio Giovani e Scuola d’Arte gratuito del CIES Onlus, che si impegna a offrire ai giovani non solo strumenti educativi e artistici, ma anche uno spazio di ascolto, cura e orientamento.
“Garantiamo a tutti, bambini e giovani dai 10 ai 25 anni, l’accesso gratuito a corsi di teatro, musica, danza, arte, ma anche ai corsi di italiano per stranieri, all’orientamento al lavoro. Coltiviamo nei ragazzi la spinta al desiderio, alle aspirazioni, ai sogni e cerchiamo di far capire loro che occorre riconoscere e affrontare le proprie emozioni, anche la paura e le debolezze”.
Grazie al lavoro quotidiano di educatori, artisti e professionisti, Matemù rappresenta un esempio concreto di come l’educazione non formale possa integrarsi con l’offerta scolastica. Attraverso laboratori di teatro, musica e danza, i giovani possono trovare uno spazio di espressione e inclusione, imparando a conoscersi e a sviluppare fiducia in sé stessi.
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