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Matemù sta con Spin Time

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6 Agosto , 2026

In questi giorni così difficili per Spin Time, abbiamo deciso di esserci. Ma ora non è più abbastanza.

Da giorni non stiamo raccontando quello che sta succedendo a Spin Time.

Non perché non ci riguardi. Al contrario. Come MaTeMù, insieme alle realtà del Polo Civico Esquilino e alle tante associazioni del territorio, anche grazie alla collaborazione con i lI Municipio che rende possibile questo spazio, abbiamo scelto di fare una cosa semplice: esserci.

Da giorni oltre 400 persone, tra cui più di 100 minori, vivono fuori da Spin Time, con temperature che a Roma hanno sfiorato i 40°C. Tra loro ci sono anche ragazze e ragazzi che ogni giorno attraversano MaTeMù.

Quando un adolescente perde la propria casa non perde soltanto un tetto. Perde un luogo in cui cambiarsi, custodire le proprie cose, invitare un’amica o un amico, costruire la propria quotidianità. E spesso perde anche qualcosa che si vede meno: la possibilità di sentirsi semplicemente una ragazza o un ragazzo, senza il peso dell’imbarazzo e della vergogna di essere “quelli dello sgombero”.

Per questo, nonostante MaTeMù avrebbe dovuto chiudere il 31 luglio per la pausa estiva, abbiamo deciso di restare aperti.

Con le forze che avevamo, grazie alla disponibilità e all’impegno volontario di educatrici, educatori, operatrici e operatori, abbiamo continuato ad accogliere i ragazzi e le ragazze, offrendo uno spazio dove stare, ritrovarsi, respirare un po’ di normalità e anche un po’ di fresco. Può sembrare un dettaglio, ma in giorni in cui Roma ha sfiorato i 40°C, avere un luogo climatizzato in cui passare qualche ora ha significato prendersi cura anche del loro benessere più immediato.

Non siamo usciti subito con comunicati o post. La priorità era un’altra: stare con loro. Essere fisicamente presenti. Perché ci sono momenti in cui la presenza vale più di qualsiasi parola.

Riusciremo a mantenere aperto il centro fino a venerdì. Oltre, purtroppo, non sarà più possibile. Non perché il bisogno sia finito, ma perché anche le nostre forze hanno un limite.

C’è però una cosa che non dovrebbe mai essere messa in discussione: l’interesse e il benessere delle bambine e dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi devono restare una priorità in ogni decisione che li riguarda. Un punto che non è negoziabile: gli oltre 90 minori coinvolti, molti dei quali cresciuti, scolarizzati e radicati proprio in questo quartiere, hanno diritto a una soluzione abitativa stabile, non a sistemazioni di emergenza prolungate nel tempo. Una ragazza o un ragazzo non hanno bisogno solo di un posto dove dormire.

Hanno bisogno di luoghi in cui continuare a crescere, sentirsi accolti e accolte, costruire relazioni, mantenere i propri punti di riferimento e non essere lasciati soli proprio nel momento in cui tutto il resto viene meno.

In questi giorni il Comune di Roma si sta attivando per affrontare questa emergenza. È un segnale importante, così come lo è la risposta che il quartiere, il Polo Civico Esquilino, le associazioni e tante altre realtà del territorio hanno saputo costruire insieme. Ora è fondamentale che questo impegno continui e si rafforzi, affinché alle bambine e ai bambini, alle ragazze e ai ragazzi coinvolti venga garantita non solo una risposta all’emergenza, ma anche continuità educativa, stabilità e la possibilità di continuare a crescere nel proprio contesto di vita.

Perché una comunità educante si misura proprio nei momenti più difficili: quando nessuna ragazza e nessun ragazzo vengono lasciati soli.

Questa responsabilità riguarda tutte e tutti.

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